mercoledì 31 dicembre 2008

Ridateci il futuro

Non sarà elegante...

Non sarà elegante, ma consentitemi di citarmi. All'inizio dell'anno chiudevo un post dedicato ai giovani studenti del liceo Croce di oggi, tentando un paragone con quelli degli anni '70. La differenza maggiore che scorgevo era nel modo in cui si ponevano rispetto alla vita, alle aspettative future. La mia generazione era cresciuta avendo fiducia nel futuro, non mi sembrava di poter dire altrettanto per i giovani di oggi. L'ultima mobilitazione studentesca, forse, non a caso, aveva tra i suoi slogan: "ridateci il nostro futuro!" Se quanto è accaduto in Italia nel corso del 2008 vale come una smentita, credetemi, mai stato tanto felice di venire smentito, in modo tanto plateale.

"... Quelli che stiamo vivendo non sono tempi facili, mancano i riferimenti, la globalizzazione ha cancellato ogni confine e ha portato dentro casa nostra le guerre e la miseria, le bidonville sono sotto la nostra finestra. Ecco quello che manca, è la speranza nel futuro, la fiducia che si può cambiare quello che non va a scuola, in Birmania, nel mondo."







domenica 28 dicembre 2008

Croce, Plinio e Albertelli: uniti nella lotta!

Altro prezioso documento, questo volantino ciclostilato risale addirittura al marzo del 1971. La fonte è uno dei tanti amici di Facebook ( Liceo scientifico Benedetto Croce Roma "Quelli degli anni '70"). Cliccando e zoomando, si legge perfettamente. "Solo comprendendo la radice di una contraddizione si può iniziare a porsi il problema della sua soluzione".

mercoledì 24 dicembre 2008

Eskimo

La qualità delle foto non è delle migliori, purtroppo capita spesso con i reperti degli anni '70. Peccato. Il giovanotto al centro della foto immortalato con un megafono - è uno studente del Croce - indossa un eskimo, tipico capo di abbigliamento dell'epoca.

domenica 21 dicembre 2008

Auguri Nuvolarossa

CODA DI LUPO

Quando ero piccolo m'innamoravo di tutto correvo dietro ai cani
e da marzo a febbraio mio nonno vegliava
sulla corrente di cavalli e di buoi
sui fatti miei sui fatti tuoi

e al dio degli inglesi non credere mai.

E quando avevo duecento lune e forse qualcuna è di troppo
rubai il primo cavallo e mi fecero uomo
cambiai il mio nome in "Coda di lupo"
cambiai il mio pony con un cavallo muto

e al loro dio perdente non credere mai

E fu nella notte della lunga stella con la coda
che trovammo mio nonno crocifisso sulla chiesa
crocifisso con forchette che si usano a cena
era sporco e pulito di sangue e di crema

e al loro dio goloso non credere mai.

E forse avevo diciott'anni e non puzzavo più di serpente
possedevo una spranga un cappello e una fionda
e una notte di gala con un sasso a punta
uccisi uno smoking e glielo rubai

e al dio della scala non credere mai.

Poi tornammo in Brianza per l'apertura della caccia al bisonte
ci fecero l'esame dell'alito e delle urine
ci spiegò il meccanismo un poeta andaluso
- Per la caccia al bisonte - disse - Il numero è chiuso.

E a un Dio a lieto fine non credere mai.

Ed ero già vecchio quando vicino a Roma a Little Big Horn
capelli corti generale ci parlò all'università
dei fratelli tutte blu che seppellirono le asce
ma non fumammo con lui non era venuto in pace

e a un dio fatti il culo non credere mai.

E adesso che ho bruciato venti figli sul mio letto di sposo
che ho scaricato la mia rabbia in un teatro di posa
che ho imparato a pescare con le bombe a mano
che mi hanno scolpito in lacrime sull'arco di Traiano
con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia
ma colpisco un po' a casaccio perché non ho più memoria

e a un dio senza fiato non credere mai.

(E' una canzone di Fabrizio de André, contenuta nell'album - si chiamavano così all'epoca - Rimini. Non è stata scelta a caso, se la metafora è complessa, ci soccorre Wikipedia, basta cliccare qui, perbacco!)

sabato 20 dicembre 2008

A sinistra ferve il dibattito (1976)

A sinistra il confronto è sempre stato particolarmente vivace. Questo volantino "prelevato" da Facebook ( Liceo scientifico Benedetto Croce Roma "Quelli degli anni '70") è una delle tante prove documentali che possiamo esibire sul tema. A proposito questa unità, quando si fa?

lunedì 8 dicembre 2008

The Who - Baba O'Riley (1971)



Ok, d'accordo, Scuola Sinistra, il Cile, le manifestazioni, però gli anni '70 sono stati anche questo: musica (Rock soprattutto) viaggi, e tante altre cose positive, solari. Ogni tanto è bene ricordarlo con l'aiuto di qualche pezzo d'epoca.

domenica 30 novembre 2008

Scuola Sinistra (II° parte)


Il giornale (a "diffusione didattica") veniva stampato a San Lorenzo, nella sede della Quarta Internazionale di Via del Marsi 22.

Scuola Sinistra (I° parte)



Grazie alla nostra amica Maria Luisa abbiamo recuperato dei reperti dal valore storico e documentale eccezionale. Scuola Sinistra era una delle tante pubblicazione "ciclostilate" che circolavano tra gli studenti del liceo Croce di Roma, nella prima metà degli anni '70.

domenica 23 novembre 2008

Studenti del Croce in corteo

E' il 1974, gli studenti del liceo Croce sfilano in corteo per le vie di Roma. Bandiere rosse, megafono, eskimo, barbe e capelli lunghi. Non manca nulla, peccato la qualità della foto non è delle migliori.

sabato 22 novembre 2008

"Proposta per un discorso attuale"

Questa locandina è un'altra preziosa testimonianza di come una volta si ascoltava, la musica. E' stata trovata su Facebook, dove si è costituito il gruppo: Liceo scientifico Benedetto Croce Roma "Quelli degli anni '70". No perditempo.

martedì 18 novembre 2008

Questa mattina è intervenuta la polizia

Un altro contributo di Leo. La qualità lascia un poco a desiderare. Cosa sarà un diario scolastico, con i ritagli di giornali dell'epoca? La foto della polizia che carica dovrebbe essere stata scattata proprio sotto il liceo Croce di via Palestro.

venerdì 14 novembre 2008

23 marzo 1974

I ragazzi del liceo “Croce” circondati in via Marsala da una trentina di teppisti giunti da una sezione missina – Esplosi colpi di pistola – Uno degli aggressori era stato denunciato “a piede libero” sei mesi fa per aver ferito un commissario – Ignobili scritte sui muri inneggiavano allo sterminio nazista del 23 marzo 1944 – L'organo del MSI stamane aveva preannunciato la “giornata di violenza” - Sdegno a Montecitorio – Una eco degli avvenimenti di stamane nel discorso di Natta sul governo – Nella foto: le ingiuriose scritte fasciste alla sezione del MSI di via Sommacampagna e, a destra, Leonardo De A., uno degli studenti feriti.


mercoledì 5 novembre 2008

venerdì 31 ottobre 2008

Sabato - 23 Marzo 1974 - ore 7,55.

Una storia vera
Quella che pubblichiamo è una testimonianza di un drammatico episodio accaduto 34 anni fa nei pressi del liceo Scientifico Benedetto Croce di Roma. Non fu l'unico, ma sicuramente segnò la memoria di molti studenti di quegli anni. Come tutte le testimonianze ha la capacità straordinaria di raccontare un fatto da dentro, come una telecamera che segue gli eventi senza essere piu' guidata dall'operatore. Come tutte le testimonianze fonda la sua forza nella parzialità di chi ha vissuto un evento e non pretende di essere una analisi dotta ed accademica su quegli anni. La storia è fatta di tante storie e le storie sono fatte di mille ricordi. Grazie Leo per aver condiviso con noi questa bella testimonianza. Nuvolarossa

Sabato - 23 Marzo 1974 - ore 7,55.

Sono appena arrivato in Via Marsala, proprio di fronte alla Galleria Caracciolo, parcheggio come ogni giorno il motorino sul marciapiede, tiro fuori dallo zaino la catena, mi chino per assicurarlo ad un palo. Ho appena chiuso il lucchetto che, ancora chinato, vengo colpito da qualcosa alla nuca: cado a terra e mi ritrovo circondato da sette, otto, dieci fasci che iniziano a colpirmi ripetutamente con bastoni, catene e calci. Mi rotolo a terra cercando di sfuggire ai colpi ma sono in troppi ed è tutto inutile.
Non ricordo molto di quei momenti, non i volti di chi mi colpiva, non le parole urlate, non la paura che certamente mi ha assalito, non il dolore che forse era troppo forte, ma una immagine mi è rimasta indelebile nella mente: il bianco, quasi lucente, di quei bastoni che, da qualsiasi parte mi girassi, si abbattevano sul mio corpo ad aprire ferite che forse neanche oggi, dopo tanti anni, sono del tutto rimarginate.

Ma perché quel giorno, a quell'ora ero li ?

Il 24 Marzo ricorre l'anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine; i collettivi studenteschi della scuola, per commemorare questa tragica pagina di storia italiana, avevano deciso di organizzare una assemblea antifascista con la partecipazione di alcuni vecchi partigiani dell'ANPI. L'assemblea avrebbe dovuto svolgersi nella palestra della mia scuola, il Liceo Scientifico Benedetto Croce di Via Palestro.

Che ci stavo a fare alle 8 alla Galleria Caracciolo che dalla mia scuola dista 7-800 metri ?

A quei tempi essere "di sinistra" poteva essere, purtroppo, pericoloso: molto spesso portare un eskimo, o i capelli troppo lunghi, o leggere un tal giornale poteva essere più che sufficiente per attirare su di se violenze squadriste. Molte zone di Roma ci erano interdette, altre erano "pericolose" e quella intorno alla nostra scuola era una di queste (grazie alla presenza del covo del Fronte della Gioventù di Via Sommacampagna, proprio alle spalle della scuola stessa). Nei giorni precedenti al 23 marzo erano state numerose le aggressioni, i pestaggi a compagni isolati, tanto da far maturare ai collettivi studenteschi la decisione di tentare di organizzarsi, di autodifendersi (vista anche la totale mancanza di tutele da parte della polizia) e quindi si era deciso di vedersi la mattina non sotto scuola, ma un giorno a P.zza Indipendenza, un giorno ai giardini della Stazione
Termini, un giorno, appunto, alla Galleria Caracciolo. Da qui si partiva tutti insieme, 50, 60 compagni e insieme si arrivava a scuola. La cosa ha, almeno all'inizio, ben funzionato: confidavamo molto sullo "scarso coraggio" dei fasci ad affrontarci in gruppo (loro "storicamente" hanno sempre preferito lo scontro 1 a 10....), avevamo completamente sottovalutato la loro capacità "militare" e organizzativa: hanno studiato le nostre mosse e ci hanno colpito nel nostro punto debole: per noi era impossibile arrivare all'appuntamento tutti insieme, chi arriva un po' in anticipo, chi dopo, quindi colpendo qualche minuto prima delle otto, erano certi che qualcuno avrebbero preso, e così è stato: dopo il loro "passaggio" in sette siamo rimasti per terra.

All'epoca avevo 16 anni e mezzo, vivevo in una famiglia piccolo borghese (madre casalinga, padre impiegato), tendenzialmente di sinistra (ma molto, troppo, "moderati"). Mi ero avvicinato alla politica l'anno precedente, in terza liceo non partecipando in prima persona (la gran timidezza mi ha sempre bloccato molto) ma più che altro osservando. A scuola erano molto frequenti assemblee e collettivi organizzati sia dai gruppi di sinistra che di destra (a volte, ma molto raramente, anche tutti insieme). Ho partecipato, almeno all'inizio, ad entrambi i tipi di riunioni, per capire, per decidere da che parte stare...

Non mi ritenevo ancora un militante convinto, ma un semplice simpatizzante; probabilmente ero quello che in gergo veniva definito "un cane sciolto", nel senso che ormai la scelta di campo era fatta ma quella che mancava era una giusta collocazione tra le decine di gruppi e gruppuscoli che affollavano l'area della sinistra extraparlamentare.

Quella mattina ero partito da casa, come al solito, verso le 7,30: Nomentana, Porta Pia, Via Montebello, Via Palestro; passo sotto al Croce e già vedo un paio di cose che mi avrebbero dovuto far tenere gli occhi aperti: davanti a scuola non c'erano ancora le camionette della polizia (c'erano sempre, tanto più quando si doveva svolgere una Assemblea), la via era già tappezzata di scritte del tipo "23 Marzo 1974 - B. Croce: cimitero rosso". Arrivo al semaforo tra Via Palestro e Via San Martino della Battaglia e incontro il mio compagno di banco, Giancarlo (al quale ero legato da profonda amicizia rafforzata dalla comune fede calcistica, anche se lui era dichiaratamente un qualunquista e se ne fregava di tutto ciò che era "politica") che mi chiama e mi dice " Leona' stai attento, ho visto brutte facce in giro... stai attento" e intanto un fascio "dipingeva" svastiche sui segnali stradali... ed io "... non ti preoccupare Gianchi, raggiungo i compagni... ci vediamo dopo". Riparto col motorino, raggiungo P.zza Indipendenza, al bar dove avevo il compito di telefonare a casa per avvertire che tutto era andato bene e che potevano stare tranquilli (...mia madre era agitatissima per il fatto del motorino e mi aveva "imposto" questo piccolo controllo...), poi riparto arrivo a Via Marsala e ...

... non so quanto sia durato il tutto, pochi secondi, un minuto, forse due. So perfettamente come è finito: due spari, forse una lanciarazzi, forse una scacciacani, forse una pistola: Giannetto rimane colpito di striscio alla gola, in terra, svenuto, sembra morto; l'altro per me, mi passa a pochi centimetri sulla testa, ricordo ancora la nuvoletta di fumo... forse sono vivo perché a qualcuno tremava la mano, forse è stato "un errore" volontario, questo non lo saprò mai, ma quel momento, quello sparo, ha segnato sicuramente la fine dell'aggressione e, per me, l'inizio di una nuova vita.

Mi ritrovo in ginocchio a guardare l'asfalto che si copre di sangue, del mio sangue, mi alzo subito in piedi con intorno persone che urlano, mi guardano e urlano ancora più forte. Con lo sguardo cerco qualcuno che mi conosce, vedo Marina, una compagna di Lotta Continua dalla quale compravo spesso il giornale, le urlo di non chiamare casa mia, che volevo essere io ad avvertire, altrimenti ai miei prende un colpo. Lei, mi guarda, non se se mi riconosce subito, scoppia in un pianto dirotto mentre sento che delle mani mi afferrano e mi fanno entrare su una macchina che mi accompagna di corsa all'ospedale. Le "immagini" che mi sono rimaste dentro sono quelle dei passanti che scorgono il mio volto e inorridiscono, della tappezzeria chiara della macchina che si tinge velocemente di rosso, del dito della mia mano sinistra che se ne va, spaccato da una bastonata, dove meglio crede, in modo innaturale.

Al pronto soccorso mi ricuciono (40 punti), mi fasciano, mi ingessano e mi ricoverano in accettazione, buttandomi su una barella, in una corsia con altre 50 persone. Non mi reggo in piedi, inizio ad avere dolori lancinanti alla schiena, ho il problema di dover ancora avvertire i miei, ancora non ci sono i cellulari e il poliziotto di guardia insiste per avere il numero e chiamare lui. Mi alzo, mi trascino fino al posto di guardia e li chiamo. Risponde mio padre che come mi sente subito si allarma, lo tranquillizzo e gli dico che sono in ospedale, sono scivolato dal motorino, ho un taglietto in testa ma visto che sono minorenne ho bisogno che uno di loro venga per farmi uscire. "ma come, con il motorino ?? Ci avevi telefonato dicendo che eri arrivato...!?!" E intanto sento mia madre urlare da dentro casa "Che è successo ??!?" Allora, in parte, confesso.....c'è stata una aggressione a scuola, i fascisti c'è stata una sassaiola e un sampietrino mi ha colpito di striscio....mi hanno messo tre punti, ma sto bene, non vi preoccupate...li tranquillizzo abbastanza, loro si precipitano in ospedale, peccato che come arrivano e dicono che mi cercano un fesso di portantino gli dice "... A si è quel ragazzo che gli hanno spaccato la testa e sta in rianimazione...."

Dai primi momenti la solidarietà che mi è stata dimostrata mi ha aiutato più di tutte le medicine che mi hanno iniettato..... mi stavano ancora ricucendo quando un "compagno anziano" del Croce si è precipitato su di me con le lacrime agli occhi, mi ha abbracciato con forza e quasi "stritolato" facendomi si urlare di dolore ma dandomi anche la forza di superare quei primi difficilissimi momenti. Poi, in accettazione, dopo la telefonata, subito altri due episodi: proprio mentre rientravo dal posto di guardia passa sotto le finestre dell'ospedale un corteo di centinaia di studenti che, avuta la notizia dell'aggressione, si dirigeva verso l'università per svolgere un'Assemblea antifascista e infine, una ragazza bionda, capelli a caschetto, mai vista prima, che mi è stata accanto, mano nella mano, sorridendomi dolcemente e scomparendo solo all'arrivo dei miei.

Poi il ricovero in clinica e li la solidarietà è continuata: dei compagni, alcuni che non avevo mai conosciuto, si sono alternati vicino a me, o fuori dalla stanza, per le prime due notti e, più tardi ho saputo anche il motivo vero: nel pomeriggio del sabato, la mia prof. di italiano aveva ricevuto una
strana telefonata da un tizio che aveva detto di essere il prof. di disegno che voleva sapere dove fossi ricoverato, lei non avendolo riconosciuto ha negato di sapere dove fossi e il tizio l'ha "maltrattata" verbalmente (ovviamente il prof ha negato di aver mai fatto quella telefonata). Questo episodio, aggiunto al fatto che era arrivata la voce che in ambiente Sommacampagna era stato preso come un insuccesso il fatto che non ci fosse scappato il morto, aveva fatto temere che qualche pazzo venisse a trovarmi per "finire il lavoro". E loro li a vigilare, i miei personali angeli custodi.

La domenica mattina al "risveglio" mi è successo un episodio che al momento ho sottovalutato ma che poi, con gli anni ho ricollegato come origine di tutti i miei guai alla colonna vertebrale: l'infermiera, per colazione, mi ha aperto il "banchetto" poggia vivande, vi ha depositato una tazza piena di latte e sopra un cornetto. Non sono riuscito a sollevare quel maledetto cornetto !!!! Ho provato con la destra, poi aiutandomi con la sinistra ingessata: il cornetto non si è mosso di un millimetro. Più tardi ho avuto anche la motivazione di quanto successo. E' venuta mia madre, mi voleva aiutare a lavare, mi toglie il pigiama e, dallo specchio, la vedo rimanere ferma dietro di me, che osserva il mio corpo impietrita: non c'era centimetro della mia pelle, delle braccia, delle gambe, della schiena che non fosse tumefatta e piena di lividi neri, bluastri, gialli, verdi.

Ora di anni ne sono passati più di 30.... una vita...... le ferite "fisiche"si sono rimarginate da anni..... quelle dentro di me ancora non del tutto.....

23 Marzo 1974

Spranghe di ferro, bastoni, catene mulinano,
si abbattono calci e sassate.
Ferite si aprono,
rossa è la terra.
Le mani protese a difesa son rotte.
La folla non fiata, si trae,
l'assalto è avvenuto improvviso.
Son neri di fuori e di dentro,
vigliacchi, assassini,
fascisti !

Bruno De A., mio padre

giovedì 30 ottobre 2008

Metodo Kossiga

"Ieri come oggi..."

“'Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell'Interno, in primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito... Lasciar fare gli universitari, ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti - ha proseguito Cossiga - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì”.

(intervista al senatore a vita Francesco Cossiga, QN 23 10 ’08)

domenica 26 ottobre 2008

Non pagheremo noi la vostra crisi

Oggi ho visto nel corteo

tante facce sorridenti

Non intendo fare nessun confronto tra le manifestazioni di studenti e professori che si svolgono in questi giorni e quelle degli anni ’70. Simili paragoni non reggono sul piano storico; non si può misura con lo stesso metro fatti avvenuti in contesti politici e sociali tanto diversi. Trovo altrettanto fuori luogo giudicare questi episodi sulle base delle esperienze personali. I miei sedici anni sono stati diversi da quelli di oggi, se uno inizia a vedere il mondo con le lenti distorte dei ricordi personali ci vuole poco per cadere nel patetico. La nostalgia per la propria gioventù è una trappola pericolosa e non intendo caderci. L’onda che cresce in questi giorni è un movimento che non ha precedenti per forza, estensione, fantasia. La cifra più significativa è l’assenza di quelle zavorre ideologiche che tanti danni procurarono in passato. Posso sbagliarmi ma da questi giovani, comunque vada a finire, è arrivata una salutare scossa vitale ad una società che stava spegnendosi davanti alla TV. “Non pagheremo noi la vostra crisi”, gridano attraversando in cortei civili e pacifici le città di tutta Italia.


(La foto è del 23 ottobre 2008)

sabato 18 ottobre 2008

Chi paga la crisi?

Negli anni '70 operai e studenti manifestavano in piazza contro quelli che definivano "i costi della crisi dei padroni". Si organizzavano forme di autoriduzione delle tariffe e i primi "espropri proletari" nei supermercati. Alcune di queste proteste venivano portate in scena negli spettacoli di teatro politico, come quello famoso di Dario Fo e Franca Rame.

martedì 14 ottobre 2008

Tempo di crisi

Quando nel 1973 Mariano Rumor inventò l'Austerity ci mise la domenica a piedi...


23 novembre 1973. Per contrastare la crisi energetica, vengono varate in Italia misure di "austerity" nell'ottica di contenere i consumi di petrolio: divieto di circolazione delle automobili nei giorni festivi, chiusura anticipata di uffici pubblici e negozi, la fine anticipata dei programmi televisivi, teatrali e cinematografici, all'illuminazione dei locali e a quella pubblica. Il Governo presieduto da Mariano Rumor rispose così alla crisi determinata da un insieme di fattori: la fine del sistema internazionale dei cambi fissi con lo sganciamento del dollaro dalle riserve di oro della Federal Reserve (la Banca centrale degli USA) adottato nel 1971 e la liberalizzazione dei cambi tra le monete del 1973. Inoltre a fine 1973 i paesi produttori ed esportatori di petrolio decisero di creare il cartello dell'OPEC che impose una quadruplicazione del prezzo del petrolio. Inoltre, la guerra del Kippur alimentò le incertezze sul piano politico internazionale. Così l'Italia svalutò la lira, aprendo un periodo di crisi (stagflazione, un insieme di recessione ed inflazione) che ci accompagno per diversi anni. E molti di noi che non avevano ancora compreso la drammaticità di quello che stava succedendo si divertivano la domenica ad attraversare Roma con i vecchi pattini (quelli che si agganciavano alle scarpe) pensando che la crisi alle porte potesse avere dei risvolti positivi. Ma ancora una volta avevamo sottostimalo la realtà: i pattini ed i sanpietrini del selciato romano non vanno d'accordo. (Nuvolarossa)

domenica 12 ottobre 2008

Stasera al Folkstudio!

Cercavo materiale per scrivere della crisi internazionale degli anni Settanta, ma quando mi sono imbattuto in questa locandina mi sono detto lasciamo perdere, sono già abbastanza depresso. Meglio una serata con gli amici al Folkstudio. La fonte è manifestipolitici.it , un sito sublime, una vera e propria banca dati del manifesto politico e sociale contemporaneo (Cliccate sul manifesto, si ingrandisce!).

lunedì 29 settembre 2008

Equipe 84 - 29 Settembre (1967)



E' un pezzo del 1967, ma qualcuno può sostenere che non era nella colonna sonora degli anni '70?

sabato 27 settembre 2008

Quelli del Tasso

Ho trovato questa foto del 1975 su un sito e non potevo assolutamente esimermi dal copiarla. Si legge nella didascalia: "Nel cortile del Liceo Tasso, in Via Sicilia, a Roma, si riconoscono Ernesto Faraco, Giuseppe Laterza e Vittorio Frajese".

Hit Parade anni '70: la loro, la mia


La loro musica, la mia ...


1970: 1. La lontananza (D. Modugno); 2. Insieme (Mina); 3. Venus (Shoking Blue)

1971: 1. Pensieri e parole (Lucio Battisti); 2. Tanta voglia di lei (Pooh); 3. Amor mio (Mina)

1972: 1. Il padrino (Santo and Johnny); 2. Grande, grande, grande (Mina); 3. Imagine (J. Lennon)

1973: 1. Crocodile Rock (Elton John); 2. Pazza idea (Patty Bravo); 3. Il mio canto libero (Lucio Battisti)

1974: 1. E tu (Baglioni); 2. E poi (Mina); 3. A Blue shadow (Pisano)

1975: 1.Sabato pomeriggio (Baglioni); 2. L'importante è finire (Mina); 3. Piange il telefono (Modugno con Francesca Guadagno)

1976: 1. Ancora tu (Lucio Battisti); 2. Non si può morire dentro (Gianni Bella); 3. La Tartaruga (Bruno Lauzi)

1977: 1. Amarsi un po' (Lucio Battisti); 2. Ti amo (Umberto Tozzi); 3. Solo tu (Matia Bazar)

1978: 1. Stayn' Alive (Bee Gees); 2. Una donna per amico (Lucio Battisti); 3. Sotto il segno dei pesci (Antonello Venditti)

1979: 1. Tu sei l'unica donna per me (Alan Sorrenti); 2. Se tornassi (Julio Iglesias); 3. Soli (Celentano).


La mia hit parade, ovvero i più ascoltati da Nuvolarossa:


1970: Deja Vu (Crosby, Still, Nash & Young); 1971: Abraxas (Santana); 1972: Thick as a brick (Jethro Tull); 1973: Selling England by the Pound (Genesis); 1974: Pat Garret & Billy the Kid (Bob Dylan); 1975: Wish you were here (Pink Floyd); 1976: Radio Ethiopia (Patti Smith); 1977: The Clash (Clash); 1978: Exodus (Bob Marley); 1979: Regatta de BLanc (The Police).

lunedì 22 settembre 2008

E' finita l'estate

Ci siamo, è finita questa calda estate. Proprio oggi sono riuscito a recuperare una vecchia foto di una estate del 1976 o giù di lì. Potrebbe essere Sperlonga, e il ragazzo che si intravede mentre suona la chitarra era Marco G. uno del Cine-Tv di Roma.

domenica 21 settembre 2008

L’italiano

Stefano Rosso

Più che due parole, due link per ricordare ancora Stefano Rosso, il quale si merita questo e altro, soprattutto in un blog come questo tutto incentrato sugli anni ‘70. Il primo www.stefanorosso.net con migliaia di pensieri dedicati al cantautore romano de’ Trastevere scomparso il 15 settembre scorso. Il secondo link invece rimanda alla voce Stefano Rosso su wikipedia, l’enciclopedia libera delle Rete, con la tanto di biografia e discografia completa.

martedì 16 settembre 2008

Stefano Rosso – Bologna '77 (1978)



Amici che periodaccio, stavo ancora cercando un video per ricordare Richard Wright, il tastierista dei Pink Floyd, deceduto ieri, quando mi sono imbattuto nella notizia della morte di Stefano Rosso. Lo voglio ricordare con una canzone meno famosa, dedicata dal cantautore trasteverino a Giorgiana Masi. Difficile che l’ascoltiate in TV o alla radio, di questi tempi poi. Ho conosciuto Stefano Rosso a Londra, alla fine degli anni '70, grazie a un amico italiano che mi fece ascoltare, accompagnandosi alla chitarra, Una Storia disonesta e Letto 26.

domenica 14 settembre 2008

Sofri vs Calabresi

Un passato che non può passare
In articolo duro e pieno di rancore, pubblicato dal Foglio, Adriano Sofri sostiene che l’assassinio del commissario Luigi Calabresi non fu un atto di terrorismo. “Considero terrorismo l’impiego oscuro e indiscriminato della violenza al fine di terrorizzare la parte supposta nemica e guadagnare a sé quella di cui ci si pretende paladini”, mentre l’omicidio del commissario Calabresi, argomenta Sofri, “fu l’azione di qualcuno che, disperando della giustizia pubblica e confidando sul sentimento proprio, volle vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca”. Il pretesto per intervenire è un articolo, questo a firma di Mario Calabresi, figlio del commissario, oggi corrispondente di Repubblica, che ha partecipato ad un incontro a New York fra le vittime del terrorismo in occasione dell’anniversario dell’11 settembre. Ineccepibile il richiamo di Sofri al contesto in cui maturò il delitto, non si può dimenticare la strage di Piazza Fontana e la morte dell'anarchico Pinelli, per capire quello che accadde in quegli anni . Ma non regge la sua tesi, né aiuta il tono e una certa ambiguità del suo argomentare. Quello di sinistra fu diverso dal terrorismo di destra, prevalentemente stragista, ma sempre terrorismo fu. Le conseguenze di quegli atti criminali sono state anzi più efficaci. Non ritengo una forzatura affermare che l’attuale involuzione autoritaria e conservatrice dell’Italia di oggi discende da quei fatti di terrorismo.

mercoledì 10 settembre 2008

Edoardo Bennato - In fila per tre (1974)



I bambini di una prima elementare di Segrate all’arrivo del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, per l’inaugurazione dell’anno scolastico, hanno intonato In Fila per Tre di Edoardo Bennato. Il testo della canzone del 1974 è un vero inno di protesta contro l' educazione autoritaria. Quando ho letto la notizia sul Corriere della Sera mi è scesa una lacrimuccia, mi sono tornate alla mente le contestazioni goliardiche che si organizzavano all’epoca.

sabato 6 settembre 2008

Cile libero

Bossi cantava El pueblo unido jamas serà vencido?

Sull’ultimo numero del magazine del Corriere della Sera, in una vecchia foto, scattata nel 1974 a Somarate, in Provincia di Varese, si vede affianco ad una tenda, davanti ad un supermercato, un gruppo di persone, tra i quali un giovane Umberto Bossi, accosciato, con il braccio steso in avanti ed il pugno chiuso. Alle loro spalle, attaccato su una saracinesca, uno striscione con la scritta “Cile libero”. L’11 settembre 1973 un golpe di militari fascisti guidati dal generale Pinochet ha affogato nel sangue la democrazia cilena; negli anni successivi in Italia, e in altre nazioni del mondo, si svolgeranno numerose manifestazioni di solidarietà con il popolo cileno.
Sono passati tanti anni, in Cile è tornata la democrazia e Bossi ha cambiato saluto.

venerdì 22 agosto 2008

Albero Motore - Messico Lontano (1975)



Grande gruppo questo degli Albero Motore. E poi io il batterista, Marcellino, lo conoscevo e all'epoca me la tiravo da morire.

martedì 19 agosto 2008

Voglia di vacanze

Quando andare era più importante che stare

Nuvolarossa racconta le sue vacanze anni '70

1972 - Quindici anni da poco compiuti. Primo campeggio senza i genitori durante la settimana di Pasqua, destinazione Sperlonga: campeggio "Nord Sud". Ho letto "On the Road" di Jack Kerouac su un autobus dell'Acotral tra il capolinea di Castro Pretorio e Sabaudia. Percorremmo la Pontina e non la Route 66: questo ti è dato quando vivi a Roma.

1973 - Estate: partimmo in sei, tutti studenti del liceo Croce (e tutti maschi). Destinazione: Fontane Bianche a sud di Siracusa. Viaggio in treno di seconda classe, dormimmo nella zona antistante il gabinetto, accovacciati sui zaini militari comprati a Via Sannio. Ore interminabili. Situazione da inferno dantesco. Campeggio libero sulla Punta del Cane (autorizzati dai contadini della Marchesa di Cassibile). Falò tutte le sere e cene economiche a base di pasta, uova al pomodoro e patate alla brace. Una sera arrivarono dei Finanzieri per controllare la "legalità" del nostro campeggio. Alla fine si commossero (le tristi patate bruciacchiate) e ci invitarono tutti a cena nella loro caserma. Questa è l’estate che ho letto Freud, ma non lo ho capito molto bene.

1974 - Campeggio a Cirò Marina. Mare selvaggio e grande accoglienza. Ci innamorammo tutti del vino locale che in quegli anni ci era sconosciuto. Cominciammo le prime avventure in apnea. Uno del Manifesto era sempre preoccupato dell'avvicinamento del suo gruppo al PCI. Cambiano i tempi, ma i dibattiti faticano ad evolvere.

1975 - Tra Roma ed il mare. Ostia, Passoscuro, Fregene e lo stabilimento della Marina. Lunghe ore sugli autobus che attraversano l'Aurelia a discutere di musica, di concerti e di futuro.

1976 – E’ l'anno della maturità, destinazione: Malta. La scoperta che all'estero ci sono più italiani di quelli che immagini, che l'inglese che abbiamo studiato a scuola è assolutamente nullo, che Don Mintoff è un socialista a modo suo, quindi è meglio evitare gli ospedali, che la pasta al forno la chiamano timpana e costa quattro soldi, che la Seven Up non esiste in Italia e li, invece, la bevono tutti, che l'orizzonte si può allargare ancora di più.

1977 - Arriva l'Estate Romana. L'architetto Renato Nicolini, all’epoca assessore alla cultura al comune di Roma, lancia una rassegna cinematografica alla Basilica di Massenzio. Siamo tutti lì. Nel servizio d'ordine ci sono vecchi compagni del Croce e l'organizzazione è affidata ad alcuni cineclub della capitale, tra cui uno gestito da un'altro studente del Croce. Ci andiamo tutti, tutte le sere. I giornali aprono un mega dibattito sull'effimero. Come si dice: piombo sprecato. Sono in tanti, tutte le sere con una grande voglia di incontrarsi e di condividere gli eventi. Memorabile la sera in cui fu proiettato l'incontro di calcio "Italia-Germania 4-3" semifinale di Città del Messico. Tifo da stadio, come se nessuno conoscesse già il risultato finale. Anche questa era voglia di viaggiare.


sabato 2 agosto 2008

O cara moglie


E’ estate, tempo di vacanze, di pensieri leggeri. Però è anche un momento difficile per il Paese, di crisi. Ci sono tante aziende in difficoltà, che chiudono i battenti; solo per l’Alitalia si parla di 5000 esuberi. Negli anni Settanta l’avrebbero raccontata, anzi, cantata così. La canzone è di Ivan Della Mea.

domenica 20 luglio 2008

Come eravamo

Belli e selvaggi...
Cercavo qualche foto sui campeggi anni Settanta e sono andato a finire su questo sito divertente e interessante, dal punto di vista sociologico, “Come eravamo”.

domenica 13 luglio 2008

Si parte

Voglia di vacanze
Questo caldo infernale accresce il desiderio di fuggire dalla città, di andare in vacanza. All’epoca, dei mitici (per noi che ne blateriamo) anni ’70, per partire bastava poco: uno zaino con qualche maglietta, un libro, di Jack Kerouac o Herman Hesse, un sacco a pelo, e via. Le nostre erano vacanze da hippy: l’importante era il viaggio non la meta. L’autostop era il mezzo preferito, altrimenti andavano bene treni e traghetti . L’auto un lusso che pochi potevano permettersi, non parliamo di moto, un sogno alla Easy Rider. Oltretutto gran parte di noi erano dei ragazzini di 16–17 anni che per partire dovevano strappare il consenso ai genitori. Io ero quello dalla faccia da bravo ragazzo e venivo mandato in avanscoperta per rassicurare le mamme delle ragazze che non avremmo fatto mai l’autostop.
Deve esserci un santo in paradiso anche per gli autostoppisti.

venerdì 4 luglio 2008

Gasparazzo

Ovvero la nobile arte di fare l’operaio
Nell’Italia degli anni Settanta gli operai sono i protagonisti dei grandi movimenti sociali. La fabbrica è vista come il luogo da cui può partire la rivolta contro la società capitalista, e il movimento degli studenti fa dell’alleanza con gli operai uno degli obiettivi principali della sua azione. Molti di questi operai, impegnati in prima persona nelle lotte sindacali che agitano le fabbriche del Nord, sono immigrati arrivati dal meridione. Terroni, che quando vanno a lavorare a Torino, alla Fiat, trovano per strada cartelli con scritto: "Non si affittano camere ai terroni”, oppure, fuori dai bar, “Vietato l’ingresso ai cani e ai terroni”. I meridionali erano i rumeni, i rom di allora. Gasparazzo era uno di loro.

sabato 28 giugno 2008

Da Woodstock …

A Caracalla
C’è un gusto di antico nelle immagini del concerto inglese di Glastonbury. Questo festival è nato nel 1970, all'indomani della morte di Jimmy Hendrix, per iniziativa di Michael Eavis, che oggi ha 72 anni. Come ho già scritto in qualche post precedente, all’epoca, andavo a Campo dei Fiori al cinema Farnese a vedermi e rivedermi, seduto in terra, il film su Woodstock, e la musica dal vivo l’ascoltavo in occasioni di concerti come quello di Caracalla Pop, a Villa Pamphili.

domenica 22 giugno 2008

I nostri professori

Liceo Croce

Mistretta Franco detto Ciccio, che salutiamo con profonda stima e rispetto
Zappa, bravo e simpatico professore di italiano. Non ci ricordiamo il nome.
Siciliano, grande professore di filosofia del corso E.
Sabato Racioppi, professore di filosofia, un classico degli anni Settanta.
Prof. Tenerelli, vice preside. Venne a mancare in quegli anni.
Professoressa di filosofia del corso C, napoletana. Bravissima. Non ci ricordiamo il nome, ma è alta nei nostri cuori.
Giovane professoressa arrivata a scuola con i corsi abilitanti del ’75. Si racconta di una sua appassionata storia d’amore con uno studente del corso C.
Della Valle, inglese.
Prof.ssa Todisco, lettere. Due grandi boccoli sulle tempie detti “gli alettoni”.
La Recchioni, disegno, arte, cattolica militante, in un post abbiamo raccontato del figlio...
Dora Marinari, preside dei nostri anni migliori, contro di lei fu presentata persino un interrogazione parlamentare, dal deputato del Msi Sandro Saccucci.

(Così li ricorda Nuvolarossa. La foto è quella di una supplente di inglese dell'epoca)

giovedì 5 giugno 2008

Il ciclostile l’ho trovato

Ma la matrice chi ce l’ha?
Non vi è dubbio alcuno che la comunicazione è alla base della evoluzione umana. Negli anni Settanta se vivevi a Roma e facevi politica, per comunicare avevi due strumenti: il tazebao, sorta di giornale murale importato dalla rivoluzione culturale cinese del ’66, o il volantino, un foglio formato A4 che veniva riprodotto in serie grazie all’uso del ciclostile. Con questa tecnica venivano anche prodotti pubblicazioni di informazione (o controinformazione come si usava dire). Al Liceo Croce gli studenti di sinistra collaboravano, leggevano e diffondevano il foglio Scuola Sinistra o il più militante Compagni.
Il volantino aveva poi il suo rito di distribuzione: il volantinaggio, cioè la distribuzione di fronte all’ingresso delle scuole, dei posti di lavoro o nei quartieri. Da notare che il volantinaggio, molto spesso, era a sua volta all’origine di scontri tra studenti di opposte fazioni o con le forze di polizia che per vari motivi cercavano di impedirlo.
Come le idee camminano sulle gambe delle persone, così il volantino fondava la sua esistenza su quattro elementi chiave: il ciclostile, la matrice, la risma di carta e l’inchiostro. Il primo era difficile da trovare. A Roma negli anni Settanta i Radicali nella loro sede di via di Torre Argentina ne avevano uno a disposizione degli studenti ed un altro era nella sede di via dei Volsci a San Lorenzo, di meno facile accesso perché frequentata da “duri e puri” della estrema sinistra romana. La risma di carta la vendevano i cartolai. L’inchiostro in dei tubi giganti di simil-dentifricio. Il dramma vero era la matrice: costoso e fragilissimo foglio di carta di riso impregnato di cera che doveva essere delicatamente inserito nelle vecchie macchine da scrivere meccaniche. Ogni lettera poi doveva essere ben battuta per permettere la perforazione della matrice. Di lì sarebbe passato l’inchiostro e le idee e le parole si sarebbero impresse su una carta ruvida e giallastra pronte per essere diffuse e condivise. Molte matrici si rompevano sullo stesso ciclostile durante la fase di stampa, spalmando grandi chiazze di inchiostro sulla carta e facendo piangere od imprecare chi aveva speso ore per produrre il volantino. Si perdeva così la matrice e le idee si fondevano nell’inchiostro, mentre il ciclostile si preparava alla prossima sfida.


mercoledì 28 maggio 2008

Brani preferiti

Anni '70 naturalmente...

1) The Beatles – Get Back (1970)
2) Crosby, Stills, Nash and Young – Ohio (1971)
3) The Who – Baba O’Riley (1971)
4) Genesis - Firth of Fifth (1973)
5) The Rolling Stone – Angie (1973)
6) Deep Purple - Smoke On The Water (Live, 1973)
7) Area - Gioia e Rivoluzione (1974)
8) Bob Dylan & Joan Baez - Blowin' In The Wind (1976)
9) Premiata Forneria Marconi – Celebration (1976)
10) Patti Smith – Because The Night (1978)

Questa classifica mi è costata una fatica mostruosa. Ho lasciato fuori, con mio grande dolore, almeno una ventina di pezzi altrettanto belli e significativi.

domenica 25 maggio 2008

Alabama (1972)

Inno antirazzista
Negli anni Settanta in Italia quando si parlava di razzismo, discriminazioni razziali, lotte per i diritti civili, si pensava subito a quello che accadeva, oltre oceano, negli Stati Uniti. La televisione, da almeno un decennio, ci aveva fatto vedere, rigorosamente in bianco e nero, le immagini delle marce pacifiste guidate da Martin Luther King, i raid razzisti del Ku Klux Klan (KKK) e poi le rivolte dei ghetti neri. Con il gusto tutto estremista dei giovani, allora c’era chi guardava con più simpatia a leader come Malcom X, alle Black Panthers, alla storia dei fratelli Soledad. Io intanto, ignaro, ascoltavo canzoni come Alabama, dal 33 giri Harvest, senza neppure sapere che Neil Young, era stato minacciato di morte per avere con quel brano denunciato il razzismo di quello stato. Come era lontana a quel tempo l’America!

domenica 18 maggio 2008

Crosby, Stills, Nash, and Young - Ohio (1971)


E' stata una delle colonne sonore della mia giovinezza. La canzone è stata scritta da Neil Young in memoria dell'eccidio compiuto nel campus della Kent State University (Ohio), il 4 maggio 1970, quando la polizia sparò su una manifestazione di studenti pacifisti uccidendone quattro.

venerdì 16 maggio 2008

La strage di Piazza della Loggia

Il 28 maggio di 34 anni fa
E' una notizia di questi giorni: sei rinviati a giudizio per la strage di piazza della Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974. Una bomba, nascosta in un cestino, esplode mentre è in corso una manifestazione contro il terrorismo organizzata dai sindacati e da un comitato antifascista. Otto persone perdono la vita e altre 94 rimangono ferite. Il processo inizierà il prossimo 25 novembre. Certamente non è facile nel nostro paese chiudere con la stagione degli anni di piombo, parlare di pacificazione, se dopo 34 anni ci sono ancora vittime del terrorismo che aspettano giustizia dallo Stato.

domenica 11 maggio 2008

Inchiesta sul «caso Moro»


Tutti gli atti on line
Oltre 100 faldoni di documenti, corrispondenti a circa 62 mila pagine, della "Commissione stragi - filone Moro" sono ora consultabili su Internet grazie al progetto "Commissioni d'inchiesta on-line" curato dall'Archivio storico del Senato della Repubblica.

lunedì 5 maggio 2008

Il viaggio, la fuga da un mondo grigio...

La tua prima luna

Questa è la tua prima luna che vedi fuori di casa
sapendo di non tornare.
Oggi sei uscito e ti sei domandato
ma dove sto andando e che cosa farò.
Sei finito in un prato, mangiando una mela
comprata passando dal centro,
dove i tuoi amici parlavano di donne e di moto
e tu ti fumavi
la gioia di esser riuscito a fuggire di casa
portandoti dietro soltanto
la voglia di non tornar.
Ah ah ah
Hai pochi soldi sai bene domani
nessuno ti aiuta
se hai voglia di chiedere aiuto
vai in quella prigione
dove ti hanno insegnato ad amare
poche persone alla volta
e non vuoi ritornare, vuoi amare più gente,
vuoi vivere in mezzo alla gente.
E mentre dormi su un prato, sentendo un po' freddo
tu vedi passare una macchina
verde della polizia,
non ti vedono neanche,
capisci di colpo che il loro discorso
è diverso dal tuo.

Claudio Rocchi, Viaggio, Ariston 1972

giovedì 1 maggio 2008

Moda autunno inverno

Stile reduce
Considerato l'esito delle ultime elezioni non sono proprio sicuro che l'eskimo sia il capo di abbigliamento più adatto per la prossima stagione invernale. Ultimamente stampa e televisioni non ci hanno risparmiato interviste e storie su quei giovani di destra degli anni Settanta che oggi ricoprono importanti cariche istituzionali. Piccolo particolare, non insignificante, quei ragazzi non portavano l'eskimo, che era invece preferito da quelli di sinistra.

sabato 26 aprile 2008

Un sacco bello

Nuvolarossa, a proposito di Sandali, patchouli ecc., consentimi questa irriguardosa citazione da un film di Carlo Verdone. Come vedi, anche se in una versione molto hippy, ci sono caftani, collanine e capelli lunghi. Se ricordi bene personaggi di questo tipo c'erano anche nella mia classe, e a un certo punto fummo persino trascinati ad ascoltare musica indiana dal vivo, in un dei tanti teatri alternativi del centro storico di Roma.

domenica 20 aprile 2008

Sandali, patchouli, incenso, caftani e Perline

Tutti da Molayem

Tra il 1972 ed il 1973 ci fu una grande trasformazione al liceo Croce. La mattina, salendo le strette scale dell’edificio di via Palestro, si potevano notare alcuni cambiamenti profondi nel look degli studenti: i capelli si allungavano (tranne per uno), le barbe incolte aumentavano ed il profumo del patchouli attraversava corridoi, pianerottoli e classi. Verso l’estate del ‘72 cominciarono ad apparire i primi sandali indiani (di cuoio, bassi ed aperti, con una fascia sul collo del piede ed un anello che bloccava l’alluce). Con l’estate le magliette furono sostituite dai caftani (camice leggere di cotone con un ricamo frontale spesso dello stesso colore del tessuto). E per personalizzare il proprio look, una serie di collane di perline colorate portate al collo od al polso erano create artigianalmente dagli stessi studenti. Erano questi i simboli visivi (ed olfattivi) di una voglia di cambiamento ed al tempo stesso di riconoscimento per dire semplicemente siamo diversi e vorremmo un mondo diverso. Più colorato, più leggero ed al tempo stesso più intenso. Ma dove trovare questo cocktail di vestiti, profumi, sandali e perline? Nella prima metà degli anni Settanta romani non vi era alcun dubbio. Molayem a via del Seminario, dietro il Pantheon, era probabilmente l’unico negozio, e senza dubbio la più fornita «powerhouse» per iniziare a vivere attraverso l’abbigliamento ed i profumi di un mondo alternativo e sognatore che in quegli anni doveva convivere suo malgrado con la realtà di una crisi economica, sociale e politica che la società italiana stava attraversando. Per andare dal Croce a Molayem si attraversava a piedi quasi tutto il centro o ci si arrivava con due autobus il 60 o il 65. Alcuni non si tolsero più quegli abiti nemmeno durante gli inverni successivi. Ma come sempre anche l’orientalizzazione più estrema si fermava davanti ad un buon pezzo di pizza a taglio o ad un bicchiere di vino delle varie fraschette di San Lorenzo.

sabato 12 aprile 2008

Elezioni politiche

Domani si vota
Il mio primo voto alle politiche risale al giugno del 1976; quelle furono in Italia le prime elezioni per il rinnovo del Parlamento alle quali presero parte anche i “diciottenni”. Ero insieme emozionato e felice. In questa epoca di antipolitica non sarà facile capirlo, ma avere ottenuto la maggiore età e il voto a diciotto anni era vissuto come una grande conquista, il risultato di una lunga stagione di battaglie per ammodernare la società, alle quali molti giovani come me avevano partecipato. In famiglia il giorno delle elezioni era un giorno importante, solenne, il voto era inteso più come un dovere civico che come un diritto. Il valore della democrazia lo avevo acquisito a casa prima che a scuola attraverso i racconti di papà o di nonna sulla guerra e sul fascismo. Di queste cose ne sentivi parlare a tavola mentre mangiavi, la televisione era spenta, in salone. Domattina mi alzo presto, vado a votare e magari compro pure le paste.