lunedì 9 novembre 2015

Anni Settanta

"- Quindi, questo sarebbe il contributo più importante degli anni Settanta alla società attuale? Andrew scosse la testa. 
- L'aria, ti dico. Era nell'aria. La libertà. La fiducia negli uomini. La possibilità di costruire qualcosa di nuovo. Anche se Bill Clinton sostiene che non aspirava la marijuana, aspirò la stessa aria, lo stesso spirito di quei tempi, proprio come noialtri. E naturalmente tutto questo ha contribuito a fare di ciascuno la persona che è diventato." 

Jo Nesbo, Il Pipistrello, Einaudi, 2014, pagg. 73-74.

domenica 25 ottobre 2015

E' morto Giancarlo Stiz

Il giudice che seguì la pista nera
Giancarlo Stiz, giudice istruttore a Treviso, nel 1971 avviò le indagini sulla cellula veneta del  gruppo di estrema destra Ordine Nuovo, nel quale militavano Freda e Ventura. Grazie a quella inchiesta-madre, nei decenni successivi, si è riusciti ad arrivare alla verità storica sulle responsabilità dell'attentato alla Banca nazionale dell'Agricoltura di Piazza Fontana, a Milano, che provocò 17 vittime e quasi cento feriti.

giovedì 23 luglio 2015

La Strage di Brescia

41 anni dopo ...
I due neofascisti veneti Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte sono stati condannati all'ergastolo nel processo di appello bis per l'attentato terroristico di piazza della Loggia: a Brescia il 28 maggio 1974 morirono otto persone e rimasero ferite 102 .

sabato 27 giugno 2015

domenica 10 maggio 2015

L'ultima lettera di Aldo Moro

Alla moglie Eleonora
  Mia dolcissima Noretta,
dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo e incredibile comportamento. È sua va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. È poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati dalle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in un’unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo

Recapitata il 5 maggio 1978 , da Don Mennini. (Luca è il nipote, figlio di Maria Fida). 

sabato 11 aprile 2015

Tapestry




















"... il disco è uno dei più venduti negli USA (10 milioni di copie) e nel resto del mondo (22 milioni di copie)."
Fonte: Wikipedia

martedì 7 aprile 2015

Fiat 500













Un modello R del 1975 è stato messo in vendita in Olanda dallo specialista "Gina Classic" al prezzo di 42.500 euro.

venerdì 30 gennaio 2015

Recensione: "Cattolici e violenza politica", di Guido Panvini

L’altro album di famiglia del terrorismo italiano


Tutti i buoni libri che affrontano il tema del terrorismo nel nostro paese sono una ricchezza. Come lo è quello di Guido Panvini, Cattolici e violenza politica, uscito da Marsilio (400 p.,€22), che approfondisce una aspetto importante della cosiddetta lotta armata in Italia. Il volume aiuta a capire come da idee fondate di mutamento e giustizia sociale (maturate negli ambienti cattolici e cristiani), come quelle emerse a partire dagli anni '60, un gruppo di persone, per lo più giovani, abbia pensato di passare alla lotta armata ritenendo di essere alle soglie della nascita di una dittatura e di muoversi sotto un regime. Che ogni terrorismo abbia qualcosa di religioso e fideistico è noto, ne facciamo i conti ancora oggi. Ricorda l'autore come comunque, negli anni affrontati dal saggio,: «l'adesione e la militanza nei movimenti armati non è stato il risultato di una devianza, bensì la conseguenza di un complesso intreccio di mobilitazioni politiche». Il libro di Panvini si inoltra, come detto, nel mondo cattolico, da sempre combattuto tra l'annosa questione della "guerra giusta", della violenza necessaria a rimuovere il tiranno e la non violenza, e/o la resistenza passiva e la disobbedienza civile. Ricordo le riflessioni che su tale questione si ebbero, ad esempio, durante la Resistenza (cui pure parteciparono a vario titolo, nei modi più differenti, molti cattolici e credenti). Significative le parole di Moltmann riportate nel volume: «Se si oppone la violenza alla violenza, sarà difficili abolire dopo la violenza la rivoluzione [...] Se il fine della rivoluzione è un'umanità realizzata in modo migliore, non bisogna perdere di vista questo fine anche durante il così detto «periodo di transizione» [...] I mezzi rivoluzionari devono essere continuamente confrontati con i fini umanitari, altrimenti la rivoluzione minaccia di finire e di affondare nel terrorismo o nella rassegnazione. Come l'uso della violenza intende aiutarci per ottenere il regno della fraternità non violenta ? E' l'insolubile difficoltà logica dell'azione rivoluzionaria. Chi accetta la legge del suo avversario non è ancora un uomo nuovo». Risulta difficoltoso capire come, pur di fronte ad un mondo che cambiava, come quello della vecchia Europa, recando legittime istante di libertà e progresso, da suddividere fra tanti (e per questo fra molte resistenze) si sia fatto il salto ed imbracciato le armi (direttamente o favorendo in qualche modo trame eversive): sia in senso conservatore, con la paura del comunismo, sia in senso rivoluzionario con l'intento di abbattere il sistema. La contestualizzazione del periodo può aiutarci a capire: il primo centrosinistra con l'apertura al Psi che in alcuni ambienti del conservatorismo cattolico sembrò il preludio dei cosacchi in Piazza San Pietro; il boom economico che mutava la geografia e l'aspettativa sociale di vasti strati di giovani e di lavoratori; la fabbrica fordista come terreno e veicolo di emancipazione con l'operaio che veniva percepito sia come avanguardia rivoluzionaria sia come avanguardia evangelica; la fine del colonialismo, con le spinte all'autodeterminazione dei popoli in un contesto teso e difficile segnato dalla cortina di ferro e da una rivisitata ed aggiornata, in senso ampio, dottrina Monroe; il concilio Vaticano II. Nel mondo cattolico il concilio ha rappresentato, scrive Panvini, uno snodo fondamentale: «Sulla scia di quei fermenti, infatti, nacque una tormentata riflessione tra fede, militanza politica e scelta rivoluzionaria». Il Vaticano II sembrò, ad un certo momento, rappresentare, per alcuni, molto di più di quanto immaginato dagli stessi promotori. Anche in quel caso delle comprensibili richieste di progresso liturgico ed esegetico, di uguaglianza e di lotta alla povertà vennero, in certi ambienti, lette in modo estremistico. Dirà Dossetti, protagonista di quell'evento, nel 1994 a Pordenone, che il concilio ha avuto un limite reale: «che era stato tutto pensato ancora in regime di cristianità e supponendo sostanzialmente ancora un regime di cristianità, dal quale si è allontanato per poche cose. Quindi ha inquadrato i rapporti col mondo, specialmente nella Gaudium et Spes, in una visione ottimistica, troppo ottimistica, e in una supposizione, non più vera, che il regime globale - sociale, culturale, politico - fosse più o meno, con differenze rilevanti fra le diverse nazioni, quello ereditato dal vecchio regime cristiano. E quindi per molti aspetti si è trovato a scontrarsi con una situazione nuova, diversa, non facilmente amalgamabile. Questa potrebbe essere la ragione profonda del suo arresto, della sua stasi e nell'ordine della ricezione completa e dell'impulso reale dato al popolo di Dio e alle sue guide.» Riflettendo oggi su quel periodo, resta sempre la perplessità di come si sia potuto arrivare a tanto. Scrive l'autore, a mio parere giustamente, che: «Nè la ricerca di risposte univoche e definitive ai problemi della società contemporanea può comportare da sola, la legittimazione dell'uso della forza così ricorrente in quegli anni». E aggiunge: «Sarebbe mancata a lungo una riflessione sulle vittime di quella violenza, troppe volte messe sullo stesso piano dei loro carnefici, mentre una maggiore attenzione alla sproporzione tra mezzi e fini, implicita nell'uso politico del terrore, avrebbe aiutato a comprendere il sovrainvestimento ideologico e le divisioni che segnarono la politica e la società in quella drammatica stagione della storia repubblicana». E' un volume che, a mio parere, va anche oltre lo specifico (come tutti i libri sull'argomento) perchè indica una visione sostanziale e di fondo: dove può portare, cioè, la manifestazione concreta e la interpretazione di parte, in modo capzioso, degli ideali che diventano ideologie, trasformandosi in fenomeni totalizzanti e subdolamente "avvolgenti" nella vita delle persone. 

domenica 4 gennaio 2015

Er Cecato (Massimo Carminati)

Compagni di scuola ... Si fa per dire

E così c'è anche chi si ricorda di Massimo Carminati al liceo scientifico B. Croce di Roma, sarebbe stato iscritto per un anno, nella sezione G, insieme con altri "fascistelli". Poi avrebbe lasciato la scuola per un altro istituto meno "Rosso". All'epoca capitava anche questo. Francesca Mambro invece andava all'Oriani, l'istituto tecnico magistrale di Piazza Indipendenza. Al Croce c'era invece il fratello. Almeno così raccontano alcuni ex-studenti di sinistra del liceo romano su Facebook.