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domenica 19 agosto 2018

R.I.P. Claudio Lolli




















Claudio Lolli cantava canzoni tristi e deprimenti. Mi ha accompagnato nella mia adolescenza, un’età durante la quale certi testi hanno una presa maggiore, non sto qui a spiegare perché . Riascoltarlo a distanza di anni quasi mi imbarazzava, adesso però mi fa tristezza sapere che se n’è andato via per sempre. Buon viaggio.

Una bella intervista per ricordarlo con affetto ...

martedì 25 aprile 2017

Charles Aznavour - Morir d'amore (Mourir d'aimer, 1971)



Il testo della canzone è stato ispirato dalla storia di Gabrielle Russier, che si suicidò nel 1969 mentre era in attesa del verdetto del processo a suo carico per corruzione di minore.

sabato 11 aprile 2015

Tapestry




















"... il disco è uno dei più venduti negli USA (10 milioni di copie) e nel resto del mondo (22 milioni di copie)."
Fonte: Wikipedia

domenica 19 gennaio 2014

Eugenio Finardi - Legalizzatela (1979)

Legalizzatela 

Nessuno vuole prendere posizione
nessuno vuol guardare in faccia alla situazione,
ma c'è solo una soluzione
non serve la polizia
mandatela via
c'è già troppa ipocrisia
Legalizzatela
Legalizzatela
Legalizzatela
Legalizzatela
Non è questione di approvare
chi si buca, si sa, si fa male
però non è un criminale
non si può sbattere in prigione
non si può condannare
non si può chiudere in un'ospedale.
Legalizzatela
Legalizzatela
Legalizzatela
Legalizzatela
Non si può mettere sullo stesso piano
chi si buca o si fa uno spino
con chi spaccia quintali di eroina
per minare una generazione
non meritano la stessa condanna
né la stessa assoluzione.
Legalizzatela
Legalizzatela
Legalizzatela
Legalizzatela
Si tratta solo di accettare
una realtà sociale
c'è troppa gente in giro che si vuole fare
che senza non riesce a stare
che piuttosto va a rubare
Legalizzatela
Legalizzatela
Legalizzatela
Legalizzatela
C'è solo bisogno di cambiare
il modo di pensare
uno che si fa è uno normale
con un odio un po' particolare
niente di speciale
niente di male.
Legalizzatela
Legalizzatela
Legalizzatela
Legalizzatela

(Roccando rollando)

domenica 12 gennaio 2014

Fabrizio De Andrè - Nella mia ora di libertà (1973)



« Quando è uscito "Storia di un impiegato" avrei voluto bruciarlo. Era la prima volta che mi dichiaravo politicamente e so di aver usato un linguaggio troppo oscuro, difficile. L'idea del disco era affascinante. Dare del Sessantotto una lettura poetica, e invece è venuto fuori un disco politico. E ho fatto l'unica cosa che non avrei mai voluto fare: spiegare alla gente come comportarsi. »
(Fabrizio De André in un'intervista dalla Domenica del Corriere del gennaio 1974)

Fonte: Wikipedia


venerdì 21 giugno 2013

Ciao a Claudio Rocchi, «alternativo» senza pari

Musica - Scompare a 62 Anni uno dei protagonisti dei Festival di Re Nudo

È stato uno degli artisti più importanti degli anni '70, autentico esploratore del «mondo nuovo»
È morto Claudio Rocchi. Aveva 62 anni. Nei giorni scorsi in un post straziante su facebook aveva annunciato la sua «settima vita». «Studente, aspirante rock star, aspirante santo indù, aspirante normale professionista, musicista ritrovato». Le prime cinque. E la sesta: malato terminale per via di una grave malattia degenerativa alle ossa. Paralizzato in un letto, infine. «Sappiate che il buonumore tiene - annunciava - la Coscienza pure e il libro è iniziato stamane». Era neppure un mese fa. Ieri sera, la notizia della scomparsa.
Di Claudio Rocchi i ragazzini e le ragazzine degli anni '70 difficilmente avevano potuto dimenticare quel piccolo film truffautiano in forma di ballata psichedelica che era «La tua prima luna, che finiva col protagonista addormentato su un prato e il passaggio di «una macchina verde della polizia». In quel colore verde (lo stesso di certi poliziotteschi e delle immagini d'archivio con gli scontri di piazza di quegli anni), restava tutta la tenerezza e la rabbia di un'altra epoca. 
E poi gli accordi erano semplici, la spazialità dilatata come nei dischi californiani - tra David Crosby e Tim Buckley. O come in certi pastiche etnici della Incredible String Band che Rocchi stesso amava e trasmetteva in quegli anni alla radio a Per voi giovani, con uno stile naif da viaggiatore anni '70, dandoti del tu come faceva nella sua canzone più famosa. «Musica totale», antirock, umana, neoprimitiva, neoetnica che rompeva con il ritmo industriale del rock'n'roll per buttarsi all'esplorazione di un mondo nuovo. E si faceva sul serio: dal «viaggio» (per caricaturale che fosse) si poteva anche non tornare.
Claudio Rocchi è stato comunque uno dei più conosciuti interpreti italiani della prima nostra «musica alternativa» (per certi versi mai più eguagliata per ricchezza e capacità di sperimentazione). Con gli Aktuala, il jazz-rock degli Area, Battiato e tanti altri. Tutti protagonisti dei festival di Re Nudo prima del disastro di Parco Lambro, in certi boschi prealpini dove si arrivava in autostop, si suonava praticamente senza elettricità e gli abitanti del luogo ti accoglievano come i nazisti dell'Illinois. Perché alternativa nella cultura era anche l'organizzazione, o non era.
Milanese come la maggior parte dei protagonisti della stagione psichedelica, legato fin dall'inizio all'esperienza di Re Nudo - straordinaria provocazione contro l'irrigidirsi neozdanoviano dell'estrema sinistra del tempo - figlio di un costruttore edile, smarrita e nuova generazione rispetto alla Milano del boom che pure era stato un centro propulsore della cultura metropolitana negli anni '60, e nei '70 fu di nuovo un centro tumultoso e certo più disperato, con le fabbriche ancora (per poco) in piedi, di vite da suonare e da fuggire. E occupare scuole, periferie, il viaggio in India, la militanza politica, sfondare ai concerti, la p38 in via De Amicis, 1977 (come la foto che chiude anzitempo un decennio).
Tempi in cui la musica pop - si chiamava così, allora - faceva i conti tutti i giorni con «la politica». E la politica con la vita. Era il bassista con gli Stormy Six, Claudio Rocchi. Li lasciò quando il gruppo di Franco Fabbri ebbe la sua «svolta» militante con l'album L'Unità (bellissimo comunque), che si chiude giusto con un pezzetto feroce dedicato a Claudio. 
Con Mauro Pagani, Alberto Camerini, Eugenio Finardi e Donatella Bardi aveva invece realizzato quattro album tra il '70 e il '74, che stanno di diritto tra i documenti più importanti dei nostri anni '70. Il secondo, in particolare, Volo Magico n. 1, è aperto da una suite lunga un'intera facciata di pura estasi frikkettona e messa in pratica del rifiuto del lavoro, inneggiando a «pane, suono aria, voci, amici, roba, far l'amore». E prosegue con «La realtà non esiste», idillio neobuddista per pianoforte e voce, intrecciato alle sue esperienze spirituali (che coivolsero molta parte del gruppo di Re Nudo).
Rocchi - dopo anni passati a occuparsi di mille cose pratiche e spirituali - negli ultimi anni era tornato a suonare, a scrivere, a usare internet per il crowdfunding e battagliare contro la mala gestione della Siae. Aveva inciso un album accompagnato da Gianni Maroccolo (ex Litfiba, ex Csi), che faceva parte della generazione successiva alla sua, anni '80 post-politica, ma aveva ancora memoria per quell'irripetibile codice estetico e soprattutto politico. Come tutti quelli che oggi lo ricordano, un pezzo della canzonetta della propria vita.

 Alberto Piccinini,  il manifesto, 19 giugno 2013

venerdì 29 marzo 2013

Enzo Jannacci - Faceva il palo nella banda dell'ortica (1972)





Faceva il palo di Enzo Jannacci
(Walter Valdi - Enzo Jannacci)


Parlato:
Faceva il palo nella banda dell'Ortica,
ma l’era sguercio, el ghe vedeva quasi pù:
e l’è staa inscì che i hann ciapaa senza fadiga,
i hann ciapaa tutt, ma propi tutt, foeura che lù.


Cantato:
Lui era fisso che scrutava nella notte
quand gh’è passaa davanti a lù on carabinier,
insòmma on ghisa, trii carriba e on metronotte,
gnanca una piega lú l'ha fà, gnanca un plissé.

Faceva il palo della banda dell'Ortiga,
faceva il palo perché l'era el sò mestee.

Parlato:
Così, precisi come quei della Mascherpa,
hinn restaa lì i sò amis, a vedè i carabinier,
han detto: « Ma come, porco giuda,
mondo cane: il nostro palo, brutta bestia, ma indove l’è ? ».

Cantato:
Lui era fisso che scrutava nella notte,
ha visto nulla, ma in compens l'ha sentì nient,
perché a vederci non vedeva un'autobotte
però a sentirci ghe sentiva un accident.

Faceva il palo della banda dell'Ortiga,
faceva il palo perché l'era el sò mestee

Ci sono stati pugni, spari, grida e botte,
li han menà via ch'era già mo' quasi mezzdì.
Lui sempre fisso, lì, a scrutare nella notte,
perché el ghe vedeva istess de nòtt come ‘n del dì

Parlato:
Ed è li ancora come un palo nella via,
la gente guarda, el ghe dà cent lira e poeu la va;
lui, circospetto, guarda in giro e mette via,
ma poi borbotta, perché ormai l'è un po' incazzaa.

Ed è arrabbiato con la banda dell'Ortica
perché lui dice: « Non si fa così a rubar ».

Parlato:
Dice: « Ma come, a me mi lascian qui di fuori
e loro, loro chissà quand'è che vengon su;
e poi il bottino me lo portano su a cento lire:
un pò per volta, ma a far così non finiamo più.

Cantato:
No, no, quest chì è pròpi un lavorà de stupid,
io sono un palo, non un bamba, non ci sto più;
io vengo via da questa banda di sbarbati,
mi metto in proprio, così non ci penso più ».

Faceva il palo della banda dell'Ortiga,
faceva il palo perché l'era el sò mestee.

Faceva il palo della banda dell'Ortiga,
faceva il palo perché l'era el sò mestee.