giovedì 12 dicembre 2019

12 dicembre 1969 - 12 dicembre 2019

La laica passione dell’anarchico Pino Pinelli

Com’è molto noto, in questo giorno di cinquant’anni fa, a Milano fascisti e nazisti forti della complicità di poliziotti della questura e degli Affari Riservati compirono una strage di innocenti di cui andarono e vanno fieri. Durò poi tre giorni nella questura milanese la laica passione dell’anarchico Pino Pinelli. Saranno pieni di pensieri, questi tre giorni. 

Adriano Sofri, il Foglio, 12 dicembre 2019

domenica 13 ottobre 2019

Addio Roberto Suozzi

Roberto Suozzi ci ha lasciato…

 


Il nostro maestro di medicina ci ha lasciato. Ieri mattina alle 9.26 il suo cuore si è fermato e non è riuscito mandarci il suo ultimo Aerosol
Roberto Michele Suozzi, “il professore”, è stato un compagno che ha incrociato alcuni di noi in varie fasi della vita. Come per molti ragazzi degli anni ‘70, se uno si mette a raccontarla, sembra che abbia vissuto più vite dei gatti.
Lo ricordiamo giovanissimo, studente del liceo Croce, navigare tra i gruppi extraparlamentari (Viva il Comunismo, Avanguardia Comunista, Mls, ecc) in cerca come tutti di una linea “vincente”.
In questo girovagare ha conosciuto – come molti di noi – tanti personaggi che sarebbero diventati famosi poi (si divertiva molto a ricordare le giravolte verbali del Paolo Gentiloni allora intruppato tra i lontani parenti dei “katanga”, qui a Roma, dove navigava sicuramente gente un po’ più “hard”…), magari per motivi molto diversi; ma si era sempre rifiutato con un sorriso di andare a pietire una “raccomandazione”, anche quando il sistema l’aveva messo fuori dal giro.
Di quel periodo amava ricordare i tanti scontri con i fascisti (una foto famosa, di un assalto alla sede di via Sommacampagna, a Roma, lo ritraeva con il fazzoletto tirato fin sul naso, ma chi lo conosceva lo individuava subito…). A farne le spese, all’Università La Sapienza, fu tra l’altro Giancarlo Cartocci, uno dei membri di Ordine Nuovo entrati di sfuggita nelle indagini sulla strage di Piazza Fontana.
Anche per questo era stato spesso “atteso sotto casa”, al Nuovo Salario, ma i fasci non erano mai riusciti a prenderlo. Quartiere pericoloso, quello, tra l’Archimede e Montesacro, dove qualche anno dopo rimase ucciso Valerio Verbano.
Come medico si era fatto le ossa nel Pronto soccorso del Policlinico, allora come oggi vera trincea dove i deboli di cuore non possono resistere a lungo…
Si era specializzato in farmacologia e medicina dello sport, pur laureandosi come chirurgo. Nella prima veste è risultato tra i fondatori della fitomedicina italiana, come ben possono capire i nostri lettori, che da anni leggono – in tanti, e vi ringraziamo – i suoi pezzi sulle piante medicinali e le sue spietate controanalisi sui farmaci di uso comune (Depakin, Aulin, Augmentin, ecc), su alcune malattie “inspiegate” come l’autismo, l’infertilità dilagante, o sui prodotti di Monsanto (il glifosato, per esempio, ora vergognosamente “assolto” dall’Unione Europea per non disturbare la tedesca Bayer).
Il suo libro sulle erbe, del ‘94, per Newton Compton, viene ancora oggi cercato in rete…
Sportivo, appassionato, romanista, toccò il cielo con un dito quando venne assunto come vice del dottor Alicicco, sedendo la domenica sulla panchina dell’Olimpico accanto a Liedholm, Falcao, Cerezo, Bruno Conti, Di Bartolomei, Graziani, ecc. Entrando in casa sua, le foto di quelle panchine, con lui di lato, ti sbattevano subito sugli occhi.
Si rovinò la carriera sollevando uno dei primi scandali doping quando ancora non veniva chiamato così… La sua fortuna era stata di essere chiamato a fare da medico per la nazionale di calcio under 18. Ma ebbe la “pessima idea” – aprendo l’armadio dei medicinali e trovando una valanga di antiasmatici (poco “compatibili” con i giovanissimi atleti sotto le sue cure) – di chiamare il giudice Guariniello, che ovviamente aprì un’inchiesta “scandalosa”, anche se senza grandi titoli di giornale.
Non gli venne perdonato. Il mondo del calcio, e quello dello sport di quegli anni, lo mise all’indice. Un medico doveva aiutare a vincere, “pompando” se necessario i ragazzi, non mettersi a fare “l’obiettore di coscienza”. Lì girano miliardi (di lire, a quei tempi), mica c’è da perdersi in chiacchiere… Prendesse esempio da quello della Juventus (che finì poi in serie B anche per questo…).
Aprì uno studio privato, dove curava gente di tutti i tipi. Da Maurizio Costanzo e Maria De Filippi a giornalisti noti e non, fino a compagni senza una lira usciti malconci da incidenti paurosi.
Non lesinava le energie e trovò modo e tempo per far parte del team di medici che si tuffò a Genova 2001, curando compagni tra le cariche e i lacrimogeni ad altezza d’uomo.
Per quasi 20 anni ha tenuto una rubrica di medicina e salute su Repubblica, poi anche su il manifesto. Infine su Contropiano. Senza chiederci mai un centesimo, come tutti i nostri “collaboratori”, anche se ne avrebbe avuto certamente bisogno, dopo l’ictus carogna che lo aveva colpito quasi dieci anni fa (per uno che vive di lavoro, e non di rendita, non è proprio il massimo…).
Un “pozzo di scienza” che viveva incazzato, da figlio di ferroviere (suo padre lo era), indignato con un mondo di merdacce ignoranti pronte a farsi giannizzeri dei potenti e competenti veri che scelgono di farsi “baroni”, anziché medici.
Uno di noi, impegnato a studiare fino all’ultimo giorno. Perché nessuna liberazione può arrivare se non sai dove e come cercarla.
Uno che continuerà a lottare con noi.

sabato 2 febbraio 2019

Anarchy In The UK - Sex Pistols


Sid Vicious

Era il mattino del 2 febbraio del 1979 quando venne trovato morto Sid Vicious. Il bassista dei Sex Pistols si trovava a New York, in casa della sua nuova fidanzata, Michelle Robinson, e lì si è spento per overdose di eroina, l'ennesima. Non aveva neanche 22 anni, e fu la madre a fornirgli l'ultima dose fatale la sera prima, durante una festa per il suo rilascio dopo essere stato arrestato per aver rotto un bicchiere in faccia a Todd, fratello di Patti Smith ...
"Sid Vicious, 40 anni fa la morte di un anarchico del punk", la Repubblica, 2 febbraio 2019

sabato 15 dicembre 2018

La stagione dei movimenti



10-21 dicembre 2018
lun-ven 9h00-17h30
In occasione del 50° anniversario del Sessantotto e delle celebrazioni per il 40° della scomparsa del suo fondatore, la Fondazione Lelio e Lisli Basso ha voluto proporre al pubblico un importante frammento del patrimonio iconografico conservato nel suo Archivio storico.
Ventitre manifesti murali, selezionati tra i circa duecento appartenenti al fondo “Raccolte della Fondazione Basso”, che presentano uno spaccato significativo della stagione dei movimenti inaugurata con il “biennio rosso” 1968-1969 e proseguita negli anni Settanta.
Tracce di una memoria visiva attraverso cui si può riconoscere la genealogia dei nostri tempi, pubblici e privati: un microcosmo di luoghi, temi, eventi e personaggi della storia dell’Italia repubblicana. Emergono così i luoghi del conflitto politico e sociale: la scuola, l’università, la fabbrica, la caserma, i quartieri; le principali tematizzazioni: il diritto alla salute e alla qualità della vita, il diritto alla casa, la repressione, l’antifascismo, il femminismo, l’internazionalismo. Compaiono anche alcune delle figure che hanno segnato la storia e la memoria di quella stagione: Giulio Andreotti, Mariano Rumor, Giorgio Almirante, Giangiacomo Feltrinelli, Pietro Valpreda e, a livello internazionale, Nixon, Ho Chi Minh, Mao Tse-tung.  Affiorano alcuni degli eventi e dei fenomeni chiave: dalla strategia della tensione al referendum sul divorzio, dalla guerra nel Vietnam al colpo di Stato in Cile.
È uno sguardo certamente selettivo, filtrato in primo luogo dalla rappresentazione iconografica e politica di una delle organizzazioni attiva in quegli anni e più presente nel fondo archivistico: l’Organizzazione comunista Avanguardia operaia (AO). Sorta tra l’estate e l’autunno del 1968 per iniziativa di studenti e militanti milanesi, AO si propose come l’ala operaista del movimento con l’intento di unire le lotte degli studenti e dei lavoratori per “rilanciare la politica di classe”. Per lo più concentrata nelle città industriali del Nord, fu la principale animatrice del sindacalismo diretto dei Comitati unitari di base, ma fu presente anche nelle lotte sociali delle periferie urbane. Tra il 1969 e il 1971 il gruppo superò i confini regionali e si impose come organizzazione a livello nazionale. Nelle elezioni amministrative del 1975 aderì alla lista elettorale di Democrazia Proletaria per poi confluirvi in maggioranza quando questa si trasformò in partito nel 1978.
La prevalente presenza dei manifesti di AO non esaurisce però l’orizzonte dello sguardo che si estende ad altre forme associative, partiti e organizzazioni partecipi della stagione dei movimenti: alcuni legati alla stessa AO, come i citati Comitati unitari di base, i Collettivi comunisti territoriali o la milanese Casa dello studente e del lavoratore; altri contraddistinti da una adesione unitaria più estesa, come l’alleanza elettorale di Democrazia Proletaria, i coordinamenti degli studenti, il Comitato sulla “strage di Stato”; altri ancora di diversa appartenenza e orientamento, come il PSIUP, il PSI, il Circolo La Comune di Milano, il Comitato Vietnam.
Dai manifesti si ricava la memoria iconografica di quella stagione: i richiami al Sessantotto francese, alla tradizione e ai simboli della lunga storia del movimento operaio, ma anche inedite evocazioni di una grafica di costume. Particolarmente rilevante è la ricorrente presenza della matita di Alfredo Chiappori, uno dei maggiori interpreti della contestazione politica e sociale del Sessantotto e degli anni Settanta, e in un manifesto compare anche l’illustrazione di un altro e più noto disegnatore italiano, Guido Crepax.
La stagione dei movimenti corrispose agli ultimi anni della biografia politica e intellettuale di Lelio Basso, quando il leader socialista intese costruire le basi fondamentali della sua eredità con la costituzione prima dell’Istituto per lo studio della società contemporanea (1969), poi della Fondazione Lelio e Lisli Basso (1973) e infine della Fondazione Internazionale Lelio Basso (1976): tre organismi progressivamente fusi nell’attuale Fondazione Lelio e Lisli Basso. Furono anche gli anni in cui Lelio Basso sviluppò al massimo grado la sua vocazione internazionalista a difesa dei diritti umani e sociali nel mondo con l’azione del Tribunale Russell II e la proclamazione ad Algeri della Dichiarazione del diritto dei popoli (4 luglio 1976).
Il Progetto è sostenuto dalla Regione Lazio

martedì 4 dicembre 2018

Via del Governo Vecchio 39


























Il 2 ottobre 1976, è una storica giornata spartiacque per il movimento femminista romano. All'interno dei locali di Palazzo Nardini, occupato dal movimento, furono trasferite le attività iniziate nel consultorio autogestito (informazione contraccettiva, autovisita, aborto), si aprì un centro antiviolenza contro le donne. e numerose altre attività politiche e sociali. Dall'esperienza dell'occupazione del Governo Vecchio, che si aprì nei mesi successivi ad altri gruppi di donne e durò fino al 1984, nascerà in seguito l'attuale Casa delle Donne di Roma.

domenica 14 ottobre 2018

Aborto libero gratuito e assistito

























Era il 10 gennaio del 1975. L'Espresso mise in copertina una donna incinta messa in croce. Il numero fu sequestrato per "villipendio alla religione" e il direttore dell'epoca, Livio Zanetti venne denunciato. "E fu l’inizio, in un’Italia clericale arretrata sul piano del costume e dei diritti, di una grande campagna di civiltà: il diritto delle donne a fuggire l’aborto clandestino, a non dover commettere un reato penale, a vedersi riconosciuta la sovranità sul proprio corpo."



venerdì 21 settembre 2018

R.I.P. Inge Feltrinelli

E' morta a 87 anni IngeFeltrinelli, grande regina dell'editoria internazionale. Nella sua ultima intervista sostenne che la morte del marito, nel 1972, "certo non fu un incidente. Fu un omicidio politico: Giangiacomo sapeva di Gladio e dei loro depositi di esplosivi".

domenica 16 settembre 2018

Chi gridava evviva Mao

 













"Il 24 settembre 1970, i Rolling Stones decisero di interrompere un loro concerto alle Porte de Versailles per cedere il palco a Serge July, futuro direttore di Libération ma all'epoca leader della formazione più filocinese d'Europa, la Gauche  prolétarienne, il quale ebbe così l'occasione di denunciare di fronte ad un immenso pubblico l'arresto di alcuni suoi compagni e di muovere, inneggiando a Pechino, accuse non lievi al governo di Parigi. Fu quello una sorta di tributo eccezionale pagato da Mick Jagger e dalla sua banda allo spirito dei tempi. E soprattutto al culto di Mao Zedong ..." 
Paolo Mieli, Chi gridava evviva Mao, Corriere della Sera, 4 settembre 2018