Vogliamo provare a raccontare quegli anni, che cosa rappresentano ancora nella nostra vita.
sabato 16 marzo 2019
sabato 15 dicembre 2018
La stagione dei movimenti
lun-ven 9h00-17h30
Ventitre manifesti murali, selezionati tra i circa duecento appartenenti al fondo “Raccolte della Fondazione Basso”, che presentano uno spaccato significativo della stagione dei movimenti inaugurata con il “biennio rosso” 1968-1969 e proseguita negli anni Settanta.
Tracce di una memoria visiva attraverso cui si può riconoscere la genealogia dei nostri tempi, pubblici e privati: un microcosmo di luoghi, temi, eventi e personaggi della storia dell’Italia repubblicana. Emergono così i luoghi del conflitto politico e sociale: la scuola, l’università, la fabbrica, la caserma, i quartieri; le principali tematizzazioni: il diritto alla salute e alla qualità della vita, il diritto alla casa, la repressione, l’antifascismo, il femminismo, l’internazionalismo. Compaiono anche alcune delle figure che hanno segnato la storia e la memoria di quella stagione: Giulio Andreotti, Mariano Rumor, Giorgio Almirante, Giangiacomo Feltrinelli, Pietro Valpreda e, a livello internazionale, Nixon, Ho Chi Minh, Mao Tse-tung. Affiorano alcuni degli eventi e dei fenomeni chiave: dalla strategia della tensione al referendum sul divorzio, dalla guerra nel Vietnam al colpo di Stato in Cile.
È uno sguardo certamente selettivo, filtrato in primo luogo dalla rappresentazione iconografica e politica di una delle organizzazioni attiva in quegli anni e più presente nel fondo archivistico: l’Organizzazione comunista Avanguardia operaia (AO). Sorta tra l’estate e l’autunno del 1968 per iniziativa di studenti e militanti milanesi, AO si propose come l’ala operaista del movimento con l’intento di unire le lotte degli studenti e dei lavoratori per “rilanciare la politica di classe”. Per lo più concentrata nelle città industriali del Nord, fu la principale animatrice del sindacalismo diretto dei Comitati unitari di base, ma fu presente anche nelle lotte sociali delle periferie urbane. Tra il 1969 e il 1971 il gruppo superò i confini regionali e si impose come organizzazione a livello nazionale. Nelle elezioni amministrative del 1975 aderì alla lista elettorale di Democrazia Proletaria per poi confluirvi in maggioranza quando questa si trasformò in partito nel 1978.
La prevalente presenza dei manifesti di AO non esaurisce però l’orizzonte dello sguardo che si estende ad altre forme associative, partiti e organizzazioni partecipi della stagione dei movimenti: alcuni legati alla stessa AO, come i citati Comitati unitari di base, i Collettivi comunisti territoriali o la milanese Casa dello studente e del lavoratore; altri contraddistinti da una adesione unitaria più estesa, come l’alleanza elettorale di Democrazia Proletaria, i coordinamenti degli studenti, il Comitato sulla “strage di Stato”; altri ancora di diversa appartenenza e orientamento, come il PSIUP, il PSI, il Circolo La Comune di Milano, il Comitato Vietnam.
Dai manifesti si ricava la memoria iconografica di quella stagione: i richiami al Sessantotto francese, alla tradizione e ai simboli della lunga storia del movimento operaio, ma anche inedite evocazioni di una grafica di costume. Particolarmente rilevante è la ricorrente presenza della matita di Alfredo Chiappori, uno dei maggiori interpreti della contestazione politica e sociale del Sessantotto e degli anni Settanta, e in un manifesto compare anche l’illustrazione di un altro e più noto disegnatore italiano, Guido Crepax.
La stagione dei movimenti corrispose agli ultimi anni della biografia politica e intellettuale di Lelio Basso, quando il leader socialista intese costruire le basi fondamentali della sua eredità con la costituzione prima dell’Istituto per lo studio della società contemporanea (1969), poi della Fondazione Lelio e Lisli Basso (1973) e infine della Fondazione Internazionale Lelio Basso (1976): tre organismi progressivamente fusi nell’attuale Fondazione Lelio e Lisli Basso. Furono anche gli anni in cui Lelio Basso sviluppò al massimo grado la sua vocazione internazionalista a difesa dei diritti umani e sociali nel mondo con l’azione del Tribunale Russell II e la proclamazione ad Algeri della Dichiarazione del diritto dei popoli (4 luglio 1976).
domenica 14 ottobre 2018
Aborto libero gratuito e assistito
mercoledì 9 maggio 2018
domenica 8 aprile 2018
Moro e gli anni '70
Giovanni Moro: "E' mio padre il fantasma di questa Italia senza pace"
la Repubblica, 13 marzo 2018, intervista di Ezio Mauro
venerdì 16 marzo 2018
martedì 8 agosto 2017
Silver Sirotti
domenica 10 maggio 2015
L'ultima lettera di Aldo Moro
domenica 23 marzo 2014
Quando la realtà supera la fantasia
"Sulla Honda a via Fani due 007, dovevano proteggere le Br"
Enrico Rossi, ispettore di polizia in pensione, racconta all'ANSA la sua inchiesta sulla strage di Via Fani del 16 marzo 1978. Queste sconvolgenti rivelazioni si aggiungono ai tanti misteri senza risposta del caso Moro. Una ragione in più per una nuova commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e l'omicidio di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta.
Il racconto fatto all'ANSA dall'ispettore di polizia, Enrico Rossi.
giovedì 9 maggio 2013
sabato 16 marzo 2013
Aldo Moro
venerdì 30 marzo 2012
L'opinione di Stajano
"Furono anni torbidi, furono anche anni fervidi. La strage di piazza Fontana, per Milano e per l'intero Paese, fu una ferita profonda. Ma la città seppe resistere rivelando il meglio di se stessa. Basta guardare ancora una volta le immagini dei funerali delle vittime, in piazza del Duomo, tre giorni dopo la bomba nel salone della Banca nazionale dell' agricoltura che aveva lo scopo di distruggere le fondamenta della Repubblica e della Costituzione. La piazza, quella mattina, era color del piombo fuso, la copriva una cappa di nebbia, rotta soltanto dalla fioca luce dei lampioni che rischiaravano un poco la marea di donne e di uomini sgomenti di dolore. Dalle fabbriche di Sesto San Giovanni arrivarono a migliaia le tute bianche della Pirelli, le tute blu della Breda, della Magneti Marelli, della Falck che fecero da servizio d' ordine. La borghesia consapevole e la classe operaia formarono allora, con la serietà dei momenti gravi, un corpo unico nella città affratellata. Il possibile golpe, si può dire, fallì quel giorno..."Corrado Stajano, Dalle due bombe a Lotta Continua, Corriere della Sera, 28 marzo 2012
domenica 25 marzo 2012
Romanzo di una strage
venerdì 16 marzo 2012
lunedì 9 maggio 2011
domenica 9 maggio 2010
A Eleonora Moro
".. non è di questo che voglio parlare; ma di voi che amo e amerò sempre, della gratitudine che vi debbo, della gioia indicibile che mi avete dato nella vita, del piccolo che amavo guardare e cercherò di guardare fino all'ultimo. Avessi almeno le vostre mani, le vostre foto, i vostri baci. ... Che male può venire da tutto questo male? Ti abbraccio, ti stringo, carissima Noretta e tu fai lo stesso con tutti e con il medesimo animo."
sabato 20 marzo 2010
Il coraggio di Moro
“Nell'immediato, gli attentati del 12 dicembre [1969] provocarono un generale sbandamento, sia tra le forze politiche sia nella società civile. Le bombe erano scoppiate al culmine di un grave conflitto sociale, sorto attorno al rinnovo del contratto dei metalmeccanici e contestualmente all'acuirsi della crisi politica che si era aperta con la scissione socialista del luglio 1969 e la nascita del governo di transizione guidato dal democristiano Marino Rumor. Al centro dello scontro continuava a essere la prosecuzione, o meno, dell'esperienza del centro-sinistra, con i socialdemocratici, i liberali e una parte della Democrazia cristiana sostenitori di un ritorno alle urne (e con essi il MSI, sebbene con finalità diverse), nelle prospettiva di dar vita a un governo centrista con una forte leadership, sul modello gollista, trionfatore in Francia nelle elezioni del giugno 1968. Il presidente della Repubblica Saragat incoraggiò questa linea, ma lo scioglimento delle Camere poteva essere effettuato solamente con il consenso della maggioranza delle forze parlamentari. L'opposizione a tale progetto di Aldo Moro e di una parte consistente della DC si aggiunse a quella del PCI, del PSI e del PSIUP: i quattro partiti, insieme, avrebbero avuto la maggioranza dei voti in Parlamento rendendo impossibile l'ipotesi di elezioni anticipate...”
Guido Panvini, Ordine nero, guerriglia rossa. La violenza politica nell'Italia degli anni Sessanta e Settanta (1966-1975), Einaudi 2009.
l'affare Moro






