Vogliamo provare a raccontare quegli anni, che cosa rappresentano ancora nella nostra vita.
domenica 13 ottobre 2019
Addio Roberto Suozzi
domenica 4 gennaio 2015
Er Cecato (Massimo Carminati)
martedì 23 aprile 2013
Er Pecora (Teodoro Buontempo)
sabato 6 aprile 2013
Fascisti al Tasso!
Si rivedono le svastiche a Roma, davanti al liceo Tasso, come 40 anni fa, quando la violenza politica sconvolgeva la vita civile del nostro Paese. Evidentemente la mamma dei cretini è sempre al lavoro.
mercoledì 25 aprile 2012
25 aprile 1975
domenica 6 giugno 2010
lunedì 19 aprile 2010
Liceo Croce due volte vent’anni
Un’emozionante ricostruzione di 40 anni di storia dell’istituto, raccontato con testimonianze dei protagonisti, vecchi e nuovi, interessanti filmati e immagini di repertorio.
Un progetto in occasione dei suoi 40 anni, curato da Eliana Quintavalle e Marina Romano, per la regia di Marisa Andalò.
(Ovviamente una buona parte della storia si dipana negli anni Settanta...)
domenica 29 novembre 2009
Fumetti d'autore

In mancanza di una data di pubblicazione, dobbiamo dedurre dalla presentazione che questo sia il primo numero di Compagni, giornale per il movimento degli studenti del Croce. Un giornale che doveva essere "aperto a tutti gli studenti". Al di là della demagogia dell'epoca, è però divertente e originale la manipolazione, che si trova all'interno del ciclostilato, di un fumetto d'autore americano degli anni '70, Pogo, diffuso in Italia dalla rivista Linus. Cliccate sull'immagine e ingranditela, oppure scaricatela e poi ingranditela, insomma fate come vi pare, ma merita di essere apprezzata.
martedì 23 giugno 2009
Ronde fasciste
martedì 18 novembre 2008
venerdì 14 novembre 2008
23 marzo 1974
I ragazzi del liceo “Croce” circondati in via Marsala da una trentina di teppisti giunti da una sezione missina – Esplosi colpi di pistola – Uno degli aggressori era stato denunciato “a piede libero” sei mesi fa per aver ferito un commissario – Ignobili scritte sui muri inneggiavano allo sterminio nazista del 23 marzo 1944 – L'organo del MSI stamane aveva preannunciato la “giornata di violenza” - Sdegno a Montecitorio – Una eco degli avvenimenti di stamane nel discorso di Natta sul governo – Nella foto: le ingiuriose scritte fasciste alla sezione del MSI di via Sommacampagna e, a destra, Leonardo De A., uno degli studenti feriti.
venerdì 31 ottobre 2008
Sabato - 23 Marzo 1974 - ore 7,55.
Una storia veraSabato - 23 Marzo 1974 - ore 7,55.
Ma perché quel giorno, a quell'ora ero li ?
Il 24 Marzo ricorre l'anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine; i collettivi studenteschi della scuola, per commemorare questa tragica pagina di storia italiana, avevano deciso di organizzare una assemblea antifascista con la partecipazione di alcuni vecchi partigiani dell'ANPI. L'assemblea avrebbe dovuto svolgersi nella palestra della mia scuola, il Liceo Scientifico Benedetto Croce di Via Palestro.
Che ci stavo a fare alle 8 alla Galleria Caracciolo che dalla mia scuola dista 7-800 metri ?
A quei tempi essere "di sinistra" poteva essere, purtroppo, pericoloso: molto spesso portare un eskimo, o i capelli troppo lunghi, o leggere un tal giornale poteva essere più che sufficiente per attirare su di se violenze squadriste. Molte zone di Roma ci erano interdette, altre erano "pericolose" e quella intorno alla nostra scuola era una di queste (grazie alla presenza del covo del Fronte della Gioventù di Via Sommacampagna, proprio alle spalle della scuola stessa). Nei giorni precedenti al 23 marzo erano state numerose le aggressioni, i pestaggi a compagni isolati, tanto da far maturare ai collettivi studenteschi la decisione di tentare di organizzarsi, di autodifendersi (vista anche la totale mancanza di tutele da parte della polizia) e quindi si era deciso di vedersi la mattina non sotto scuola, ma un giorno a P.zza Indipendenza, un giorno ai giardini della Stazione
Termini, un giorno, appunto, alla Galleria Caracciolo. Da qui si partiva tutti insieme, 50, 60 compagni e insieme si arrivava a scuola. La cosa ha, almeno all'inizio, ben funzionato: confidavamo molto sullo "scarso coraggio" dei fasci ad affrontarci in gruppo (loro "storicamente" hanno sempre preferito lo scontro 1 a 10....), avevamo completamente sottovalutato la loro capacità "militare" e organizzativa: hanno studiato le nostre mosse e ci hanno colpito nel nostro punto debole: per noi era impossibile arrivare all'appuntamento tutti insieme, chi arriva un po' in anticipo, chi dopo, quindi colpendo qualche minuto prima delle otto, erano certi che qualcuno avrebbero preso, e così è stato: dopo il loro "passaggio" in sette siamo rimasti per terra.
All'epoca avevo 16 anni e mezzo, vivevo in una famiglia piccolo borghese (madre casalinga, padre impiegato), tendenzialmente di sinistra (ma molto, troppo, "moderati"). Mi ero avvicinato alla politica l'anno precedente, in terza liceo non partecipando in prima persona (la gran timidezza mi ha sempre bloccato molto) ma più che altro osservando. A scuola erano molto frequenti assemblee e collettivi organizzati sia dai gruppi di sinistra che di destra (a volte, ma molto raramente, anche tutti insieme). Ho partecipato, almeno all'inizio, ad entrambi i tipi di riunioni, per capire, per decidere da che parte stare...
Non mi ritenevo ancora un militante convinto, ma un semplice simpatizzante; probabilmente ero quello che in gergo veniva definito "un cane sciolto", nel senso che ormai la scelta di campo era fatta ma quella che mancava era una giusta collocazione tra le decine di gruppi e gruppuscoli che affollavano l'area della sinistra extraparlamentare.
Quella mattina ero partito da casa, come al solito, verso le 7,30: Nomentana, Porta Pia, Via Montebello, Via Palestro; passo sotto al Croce e già vedo un paio di cose che mi avrebbero dovuto far tenere gli occhi aperti: davanti a scuola non c'erano ancora le camionette della polizia (c'erano sempre, tanto più quando si doveva svolgere una Assemblea), la via era già tappezzata di scritte del tipo "23 Marzo 1974 - B. Croce: cimitero rosso". Arrivo al semaforo tra Via Palestro e Via San Martino della Battaglia e incontro il mio compagno di banco, Giancarlo (al quale ero legato da profonda amicizia rafforzata dalla comune fede calcistica, anche se lui era dichiaratamente un qualunquista e se ne fregava di tutto ciò che era "politica") che mi chiama e mi dice " Leona' stai attento, ho visto brutte facce in giro... stai attento" e intanto un fascio "dipingeva" svastiche sui segnali stradali... ed io "... non ti preoccupare Gianchi, raggiungo i compagni... ci vediamo dopo". Riparto col motorino, raggiungo P.zza Indipendenza, al bar dove avevo il compito di telefonare a casa per avvertire che tutto era andato bene e che potevano stare tranquilli (...mia madre era agitatissima per il fatto del motorino e mi aveva "imposto" questo piccolo controllo...), poi riparto arrivo a Via Marsala e ...
... non so quanto sia durato il tutto, pochi secondi, un minuto, forse due. So perfettamente come è finito: due spari, forse una lanciarazzi, forse una scacciacani, forse una pistola: Giannetto rimane colpito di striscio alla gola, in terra, svenuto, sembra morto; l'altro per me, mi passa a pochi centimetri sulla testa, ricordo ancora la nuvoletta di fumo... forse sono vivo perché a qualcuno tremava la mano, forse è stato "un errore" volontario, questo non lo saprò mai, ma quel momento, quello sparo, ha segnato sicuramente la fine dell'aggressione e, per me, l'inizio di una nuova vita.
Mi ritrovo in ginocchio a guardare l'asfalto che si copre di sangue, del mio sangue, mi alzo subito in piedi con intorno persone che urlano, mi guardano e urlano ancora più forte. Con lo sguardo cerco qualcuno che mi conosce, vedo Marina, una compagna di Lotta Continua dalla quale compravo spesso il giornale, le urlo di non chiamare casa mia, che volevo essere io ad avvertire, altrimenti ai miei prende un colpo. Lei, mi guarda, non se se mi riconosce subito, scoppia in un pianto dirotto mentre sento che delle mani mi afferrano e mi fanno entrare su una macchina che mi accompagna di corsa all'ospedale. Le "immagini" che mi sono rimaste dentro sono quelle dei passanti che scorgono il mio volto e inorridiscono, della tappezzeria chiara della macchina che si tinge velocemente di rosso, del dito della mia mano sinistra che se ne va, spaccato da una bastonata, dove meglio crede, in modo innaturale.
Al pronto soccorso mi ricuciono (40 punti), mi fasciano, mi ingessano e mi ricoverano in accettazione, buttandomi su una barella, in una corsia con altre 50 persone. Non mi reggo in piedi, inizio ad avere dolori lancinanti alla schiena, ho il problema di dover ancora avvertire i miei, ancora non ci sono i cellulari e il poliziotto di guardia insiste per avere il numero e chiamare lui. Mi alzo, mi trascino fino al posto di guardia e li chiamo. Risponde mio padre che come mi sente subito si allarma, lo tranquillizzo e gli dico che sono in ospedale, sono scivolato dal motorino, ho un taglietto in testa ma visto che sono minorenne ho bisogno che uno di loro venga per farmi uscire. "ma come, con il motorino ?? Ci avevi telefonato dicendo che eri arrivato...!?!" E intanto sento mia madre urlare da dentro casa "Che è successo ??!?" Allora, in parte, confesso.....c'è stata una aggressione a scuola, i fascisti c'è stata una sassaiola e un sampietrino mi ha colpito di striscio....mi hanno messo tre punti, ma sto bene, non vi preoccupate...li tranquillizzo abbastanza, loro si precipitano in ospedale, peccato che come arrivano e dicono che mi cercano un fesso di portantino gli dice "... A si è quel ragazzo che gli hanno spaccato la testa e sta in rianimazione...."
Dai primi momenti la solidarietà che mi è stata dimostrata mi ha aiutato più di tutte le medicine che mi hanno iniettato..... mi stavano ancora ricucendo quando un "compagno anziano" del Croce si è precipitato su di me con le lacrime agli occhi, mi ha abbracciato con forza e quasi "stritolato" facendomi si urlare di dolore ma dandomi anche la forza di superare quei primi difficilissimi momenti. Poi, in accettazione, dopo la telefonata, subito altri due episodi: proprio mentre rientravo dal posto di guardia passa sotto le finestre dell'ospedale un corteo di centinaia di studenti che, avuta la notizia dell'aggressione, si dirigeva verso l'università per svolgere un'Assemblea antifascista e infine, una ragazza bionda, capelli a caschetto, mai vista prima, che mi è stata accanto, mano nella mano, sorridendomi dolcemente e scomparendo solo all'arrivo dei miei.
Poi il ricovero in clinica e li la solidarietà è continuata: dei compagni, alcuni che non avevo mai conosciuto, si sono alternati vicino a me, o fuori dalla stanza, per le prime due notti e, più tardi ho saputo anche il motivo vero: nel pomeriggio del sabato, la mia prof. di italiano aveva ricevuto una
strana telefonata da un tizio che aveva detto di essere il prof. di disegno che voleva sapere dove fossi ricoverato, lei non avendolo riconosciuto ha negato di sapere dove fossi e il tizio l'ha "maltrattata" verbalmente (ovviamente il prof ha negato di aver mai fatto quella telefonata). Questo episodio, aggiunto al fatto che era arrivata la voce che in ambiente Sommacampagna era stato preso come un insuccesso il fatto che non ci fosse scappato il morto, aveva fatto temere che qualche pazzo venisse a trovarmi per "finire il lavoro". E loro li a vigilare, i miei personali angeli custodi.
La domenica mattina al "risveglio" mi è successo un episodio che al momento ho sottovalutato ma che poi, con gli anni ho ricollegato come origine di tutti i miei guai alla colonna vertebrale: l'infermiera, per colazione, mi ha aperto il "banchetto" poggia vivande, vi ha depositato una tazza piena di latte e sopra un cornetto. Non sono riuscito a sollevare quel maledetto cornetto !!!! Ho provato con la destra, poi aiutandomi con la sinistra ingessata: il cornetto non si è mosso di un millimetro. Più tardi ho avuto anche la motivazione di quanto successo. E' venuta mia madre, mi voleva aiutare a lavare, mi toglie il pigiama e, dallo specchio, la vedo rimanere ferma dietro di me, che osserva il mio corpo impietrita: non c'era centimetro della mia pelle, delle braccia, delle gambe, della schiena che non fosse tumefatta e piena di lividi neri, bluastri, gialli, verdi.
Ora di anni ne sono passati più di 30.... una vita...... le ferite "fisiche"si sono rimarginate da anni..... quelle dentro di me ancora non del tutto.....
23 Marzo 1974
Spranghe di ferro, bastoni, catene mulinano,
si abbattono calci e sassate.
Ferite si aprono,
rossa è la terra.
Le mani protese a difesa son rotte.
La folla non fiata, si trae,
l'assalto è avvenuto improvviso.
Son neri di fuori e di dentro,
vigliacchi, assassini,
fascisti !
Bruno De A., mio padre
domenica 22 giugno 2008
I nostri professori
Liceo CroceZappa, bravo e simpatico professore di italiano. Non ci ricordiamo il nome.
Siciliano, grande professore di filosofia del corso E.
Sabato Racioppi, professore di filosofia, un classico degli anni Settanta.
Prof. Tenerelli, vice preside. Venne a mancare in quegli anni.
Professoressa di filosofia del corso C, napoletana. Bravissima. Non ci ricordiamo il nome, ma è alta nei nostri cuori.
Giovane professoressa arrivata a scuola con i corsi abilitanti del ’75. Si racconta di una sua appassionata storia d’amore con uno studente del corso C.
Della Valle, inglese.
Prof.ssa Todisco, lettere. Due grandi boccoli sulle tempie detti “gli alettoni”.
La Recchioni, disegno, arte, cattolica militante, in un post abbiamo raccontato del figlio...
Dora Marinari, preside dei nostri anni migliori, contro di lei fu presentata persino un interrogazione parlamentare, dal deputato del Msi Sandro Saccucci.
(Così li ricorda Nuvolarossa. La foto è quella di una supplente di inglese dell'epoca)
martedì 25 marzo 2008
Quando Odino divenne Patroclooo…
venerdì 11 gennaio 2008
Il contesto, ragazzi, il contesto

In primis non eravamo così tanti. Credo che la visione di un dibattito e di un impegno politico “fortemente vissuti in prima persona da tutti gli studenti” sia un po’ retorica. In realtà a partecipare attivamente eravamo pochi (rispetto alla popolazione scolastica). Certo nella scuola se ne parlava, molti erano incuriositi, altri “aderivano culturalmente”. Ma che io ricordi, quello staccio di organizzazione che eravamo riusciti a darci era il frutto del lavoro di non più di 20 persone. Mi sono convinto con il tempo che il termine “avanguardie” fosse esatto. Oggi ci ricordiamo delle masse, abbiamo in memoria il movimento. ma “a muovere” eravamo in pochi. Le avanguardie c’erano e grazie al cielo ci saranno sempre. Eravamo convinti che quello che facevamo interpretasse le voglie di tutti, fosse di tutti. Ma sbagliavamo. Col tempo solo alcune cose sarebbero diventate di tutti. I diritti civili di più, il libretto rosso quasi per nulla.
lunedì 31 dicembre 2007
Guardando la luna
A scuola si andava con quei vecchi autobus dell’Atac, verdi, come l’Alfetta della polizia, che stazionava quasi tutti i giorni davanti all’ingresso. I motorini erano pochi, tra questi il “vespino 50” era quello che andava di più, il casco non era obbligatorio, ma lo portavano in molti, più che altro tornava utile per le manifestazioni.
Il Croce, in quegli anni, era in via Palestro, all’angolo con San Martino della Battaglia, a due passi dalla Stazioni Termini. La collocazione lo rendeva facilmente raggiungibile anche dalla periferia, gli studenti arrivano non solo da quartieri borghesi come il Nomentano, Piazza Bologna, ma anche dalla Tiburtina e da Montesacro, zone più popolari. Perché in quegli anni le classi sociali, la borghesia, il proletariato, il sottoproletariato delle borgate, erano una realtà, una cosa che si vedeva, quasi tangibile, non serviva un manuale di sociologia per capire da dove arrivavi, quali erano le origini della tua famiglia.
A un certo punto - non esiste una data precisa - la moda ha coperto tutte le differenze, è bastato un paio di blue jeans per tracciare un nuovo confine, non più sociale questa volta ma generazionale. Erano pochi quelli con più di venti anni che indossavano i jeans; e dopo un po’ è bastato un eskimo, una borsa di Tolfa e un taglio di capelli più lunghi, per sentirsi “catalogato” come uno di sinistra. E a quei tempi si rischiava la vita persino per come ti vestivi, le aggressioni e gli scontri per motivi politici erano all’ordine del giorno. Allora la politica appassionava, coinvolgeva, divideva, nella società, nella scuola, persino dentro le singole famiglie, il più delle volte i figli erano contro i padri, ma capitava pure tra fratelli e sorelle di ritrovarsi, e non solo metaforicamente, su due barricate diverse. Il Croce era tra i licei più impegnati politicamente, per un lungo periodo si sono succedute occupazioni e autogestioni, quando per fare un’assemblea d’istituto dovevi scontrarti con il preside e la grande maggioranza dei professori (alcuni per fortuna erano con noi!), rischiando non solo le misure disciplinari, sospensioni e sette in condotta, ma addirittura l’intervento della polizia per sgomberare la scuola. La vicinanza della sede del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del MSI, di Via Sommacampagna, una finestra affacciava addirittura nel cortile della scuola, è stato un elemento in più di tensione. All’epoca i professori, anche se fortemente contestati, godevano di maggiore prestigio sociale; il più delle volte criticavamo i contenuti di quello che insegnavano, così per sfidarli si finiva per studiare anche di più. Con molti di loro si era instaurato un buon rapporto, fondato principalmente sulla stima reciproca, non poche volte ci hanno fatto da scudo in situazioni di pericolo, all’uscita da scuola.
Raccontate così sembrano storie di un altro mondo è in parte lo sono, allora in Portogallo, Spagna, Grecia non c’era ancora la democrazia, vedere crollare quelle dittature è stato motivo di gioia vera, avevamo manifestato per loro, fatto assemblee, collette. Alcuni dei miei compagni l’estate del 1976, fatta la maturità sono partiti per Lisbona, quando era in corso la “rivoluzione dei garofani”. A cosa avremmo fatto da grandi non ci pensavamo, eravamo troppo impegnati. In questo senso ci sentivamo partecipi di un movimento più grande, avevamo fiducia nel futuro e nel cuore la speranza di potere cambiare, di battere le ingiustizie del mondo. Forse ci saremo illusi, ma ci credevamo. Non mi piace fare paragoni tra i giovani di oggi e quelli di ieri, non ha senso, la mia poi è stata una generazione che ha finito per essere accecata dalla ideologia, che si è fatta trascinare in una spirale di violenza atroce, tanto che quegli anni sono spesso, ingiustamente, ricordati solo come gli “anni di piombo”.
Quelli che stiamo vivendo non sono tempi facili, mancano i riferimenti, la globalizzazione ha cancellato ogni confine e ha portato dentro casa nostra le guerre e la miseria, le bidonville sono sotto le nostre finestre. Ecco quello che manca, è la speranza nel futuro, la fiducia che si può cambiare quello che non va a scuola, in Birmania, nel mondo.
lunedì 9 luglio 2007
Folgorino
Quelli di via Sommacampagna
In quegli anni, come ricorda Mariani, c’era un clima d’odio di cui oggi non si sente nostalgia. E’ bene ribadirlo, ogni volta, a scanso di equivoci.
lunedì 2 luglio 2007
Prendeva il 409 e il 66 per andare al Croce

Quando scendevo dall’autobus 66 dovevo passare davanti a via Sommacampagna e scrutavo con attenzione se c’era qualche fascio in agguato. Si arrivava davanti scuola e prima di entrare osservavamo i due plotoni dei celerini e dei carabinieri appostati ai lati della strada aspettando gli scontri con i fascisti.
Circa 25 anni fa il destino mi ha portato a lavorare a poche centinaia di metri da via Palestro e passando davanti al nostro liceo ho visto che c’era ancora lo stesso portiere. Sono entrato e gli ho detto che ero un ex studente: incredibile ma dopo pochi minuti lui mi ha riconosciuto e ha ricordato il mio nome. Ci siamo abbracciati e ha chiamato alcune persone che ancora lavoravano là ed abbiamo ricordato i tempi passati.
Ancora oggi se passo da quelle parti il mio sguardo va su quell’edificio diverso dagli altri di via Palestro fatto di vetrate e pannelli. Oggi non c’è più il “Croce” e per me quel palazzo non è solo un palazzo, ma un posto dove ragazzi come me degli anni 70 hanno creduto e lottato per qualcosa di importante: la libertà e l’uguaglianza. Una volta, passando con la macchina, mi sono fermato e l’ho fatto vedere a mio figlio che adesso frequenta un liceo scientifico e con un pizzico di orgoglio gli ho raccontato quello che suo papà faceva alla sua età in quella fantastica via Palestro.
lunedì 4 giugno 2007
Alterchi tra studenti del Croce


Gli incidenti a scuola arrivano in Parlamento





