Visualizzazione post con etichetta aborto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta aborto. Mostra tutti i post

martedì 4 dicembre 2018

Via del Governo Vecchio 39


























Il 2 ottobre 1976, è una storica giornata spartiacque per il movimento femminista romano. All'interno dei locali di Palazzo Nardini, occupato dal movimento, furono trasferite le attività iniziate nel consultorio autogestito (informazione contraccettiva, autovisita, aborto), si aprì un centro antiviolenza contro le donne. e numerose altre attività politiche e sociali. Dall'esperienza dell'occupazione del Governo Vecchio, che si aprì nei mesi successivi ad altri gruppi di donne e durò fino al 1984, nascerà in seguito l'attuale Casa delle Donne di Roma.

domenica 14 ottobre 2018

Aborto libero gratuito e assistito

























Era il 10 gennaio del 1975. L'Espresso mise in copertina una donna incinta messa in croce. Il numero fu sequestrato per "villipendio alla religione" e il direttore dell'epoca, Livio Zanetti venne denunciato. "E fu l’inizio, in un’Italia clericale arretrata sul piano del costume e dei diritti, di una grande campagna di civiltà: il diritto delle donne a fuggire l’aborto clandestino, a non dover commettere un reato penale, a vedersi riconosciuta la sovranità sul proprio corpo."



domenica 18 aprile 2010

Erano gli anni Settanta

Susanna Tamaro
"Appartengo alla generazione che ha combattuto, negli anni della prima giovinezza, la battaglia per la libertà sessuale e per la legalizzazione dell’aborto. La generazione che nei tè pomeridiani, tra un effluvio di patchouli e una canna, imparava il metodo Karman, cioè come procurarsi un aborto domestico con la complicità di un gruppo di amiche. Quella generazione che organizzava dei voli collettivi a Londra per accompagnare ad abortire donne in uno stato così avanzato di gravidanza da sfiorare il parto prematuro. È difficile, per chi non li ha vissuti, capire l’eccitazione, l’esaltazione, la frenesia di quegli anni. La sensazione era quella di trovarsi sulla prua di una nave e guardare un orizzonte nuovo, aperto, illuminato dal sole di un progresso foriero di ogni felicità. Alle spalle avevamo l’oscurità, i tempi bui della repressione, della donna oggetto manipolata dai maschi e dai loro desideri, oppressa dal potere della Chiesa che, secondo gli slogan dell’epoca, vedeva in lei soltanto un docile strumento di riproduzione. Erano gli anni Settanta..."


Susanna Tamaro, Il femminismo non ha liberato le donne, Corriere della Sera, sabato 17 aprile 2010

domenica 14 marzo 2010

Emma Bonino



Tre momenti della deputata "d'assalto" Emma Bonino, radicale negli anni Settanta: blue jeans alla Camera, donna sandwich e in un gesto provocatorio ai tempi del femminismo.

(Guido Quaranta, a cura di, Quelli del Palazzo. Album della Prima Repubblica, Rizzoli 1993)

sabato 7 marzo 2009

Vogliamo anche le rose - Trailer



Vogliamo anche le rose (2007), di Alina Marazzi, racconta il profondo cambiamento portato dalla liberazione sessuale e dal movimento femminista in Italia a cavallo tra gli anni sessanta e settanta. Un buon film per non dimenticare il valore di una giornata come questa dell'8 marzo, almeno per noi "vecchietti" degli anni '70.

giovedì 21 febbraio 2008

8 marzo: femministe contro l'aborto clandestino


Il movimento femminista manifesta a Roma, in piazza Campo dei Fiori. E' l'8 marzo e cantano per protesta contro l'aborto clandestino una canzone che dice:

"Noi siamo stufe di abortire
ogni volta col rischio di morire
il nostro corpo ci appartiene
per tutto questo lottiamo insieme..."

(il Deposito - canti di protesta politica e sociale)

giovedì 14 febbraio 2008

La piaga dimenticata dell’aborto clandestino

L'aborto e la 194

La legge 194, sull’interruzione volontaria della gravidanza, venne approvata nel maggio del 1978, trenta anni fa. Alla cancellazione della piaga dell’aborto clandestino si arrivò dopo anni di dibattiti, manifestazioni di piazza, processi e la forte mobilitazione delle donne nel movimento femminista. Sul Corriere della Sera, dell’8 aprile 2005, Veronica Lario racconta così quel periodo: “Negli anni Settanta, ricordo, la discussione sull'aborto ruppe quel muro di silenzio e di vergogna che opprimeva l' animo di una donna costretta a quella scelta. Nell' aborto non c' era soltanto il rischio di morire e la morte che dolorosamente si infliggeva, ma anche il silenzio, tremendo, che accompagnava la scelta e che veniva mantenuto: non si ama parlare di qualcosa che si è perduto”.