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domenica 13 ottobre 2019

Addio Roberto Suozzi

Roberto Suozzi ci ha lasciato…

 


Il nostro maestro di medicina ci ha lasciato. Ieri mattina alle 9.26 il suo cuore si è fermato e non è riuscito mandarci il suo ultimo Aerosol
Roberto Michele Suozzi, “il professore”, è stato un compagno che ha incrociato alcuni di noi in varie fasi della vita. Come per molti ragazzi degli anni ‘70, se uno si mette a raccontarla, sembra che abbia vissuto più vite dei gatti.
Lo ricordiamo giovanissimo, studente del liceo Croce, navigare tra i gruppi extraparlamentari (Viva il Comunismo, Avanguardia Comunista, Mls, ecc) in cerca come tutti di una linea “vincente”.
In questo girovagare ha conosciuto – come molti di noi – tanti personaggi che sarebbero diventati famosi poi (si divertiva molto a ricordare le giravolte verbali del Paolo Gentiloni allora intruppato tra i lontani parenti dei “katanga”, qui a Roma, dove navigava sicuramente gente un po’ più “hard”…), magari per motivi molto diversi; ma si era sempre rifiutato con un sorriso di andare a pietire una “raccomandazione”, anche quando il sistema l’aveva messo fuori dal giro.
Di quel periodo amava ricordare i tanti scontri con i fascisti (una foto famosa, di un assalto alla sede di via Sommacampagna, a Roma, lo ritraeva con il fazzoletto tirato fin sul naso, ma chi lo conosceva lo individuava subito…). A farne le spese, all’Università La Sapienza, fu tra l’altro Giancarlo Cartocci, uno dei membri di Ordine Nuovo entrati di sfuggita nelle indagini sulla strage di Piazza Fontana.
Anche per questo era stato spesso “atteso sotto casa”, al Nuovo Salario, ma i fasci non erano mai riusciti a prenderlo. Quartiere pericoloso, quello, tra l’Archimede e Montesacro, dove qualche anno dopo rimase ucciso Valerio Verbano.
Come medico si era fatto le ossa nel Pronto soccorso del Policlinico, allora come oggi vera trincea dove i deboli di cuore non possono resistere a lungo…
Si era specializzato in farmacologia e medicina dello sport, pur laureandosi come chirurgo. Nella prima veste è risultato tra i fondatori della fitomedicina italiana, come ben possono capire i nostri lettori, che da anni leggono – in tanti, e vi ringraziamo – i suoi pezzi sulle piante medicinali e le sue spietate controanalisi sui farmaci di uso comune (Depakin, Aulin, Augmentin, ecc), su alcune malattie “inspiegate” come l’autismo, l’infertilità dilagante, o sui prodotti di Monsanto (il glifosato, per esempio, ora vergognosamente “assolto” dall’Unione Europea per non disturbare la tedesca Bayer).
Il suo libro sulle erbe, del ‘94, per Newton Compton, viene ancora oggi cercato in rete…
Sportivo, appassionato, romanista, toccò il cielo con un dito quando venne assunto come vice del dottor Alicicco, sedendo la domenica sulla panchina dell’Olimpico accanto a Liedholm, Falcao, Cerezo, Bruno Conti, Di Bartolomei, Graziani, ecc. Entrando in casa sua, le foto di quelle panchine, con lui di lato, ti sbattevano subito sugli occhi.
Si rovinò la carriera sollevando uno dei primi scandali doping quando ancora non veniva chiamato così… La sua fortuna era stata di essere chiamato a fare da medico per la nazionale di calcio under 18. Ma ebbe la “pessima idea” – aprendo l’armadio dei medicinali e trovando una valanga di antiasmatici (poco “compatibili” con i giovanissimi atleti sotto le sue cure) – di chiamare il giudice Guariniello, che ovviamente aprì un’inchiesta “scandalosa”, anche se senza grandi titoli di giornale.
Non gli venne perdonato. Il mondo del calcio, e quello dello sport di quegli anni, lo mise all’indice. Un medico doveva aiutare a vincere, “pompando” se necessario i ragazzi, non mettersi a fare “l’obiettore di coscienza”. Lì girano miliardi (di lire, a quei tempi), mica c’è da perdersi in chiacchiere… Prendesse esempio da quello della Juventus (che finì poi in serie B anche per questo…).
Aprì uno studio privato, dove curava gente di tutti i tipi. Da Maurizio Costanzo e Maria De Filippi a giornalisti noti e non, fino a compagni senza una lira usciti malconci da incidenti paurosi.
Non lesinava le energie e trovò modo e tempo per far parte del team di medici che si tuffò a Genova 2001, curando compagni tra le cariche e i lacrimogeni ad altezza d’uomo.
Per quasi 20 anni ha tenuto una rubrica di medicina e salute su Repubblica, poi anche su il manifesto. Infine su Contropiano. Senza chiederci mai un centesimo, come tutti i nostri “collaboratori”, anche se ne avrebbe avuto certamente bisogno, dopo l’ictus carogna che lo aveva colpito quasi dieci anni fa (per uno che vive di lavoro, e non di rendita, non è proprio il massimo…).
Un “pozzo di scienza” che viveva incazzato, da figlio di ferroviere (suo padre lo era), indignato con un mondo di merdacce ignoranti pronte a farsi giannizzeri dei potenti e competenti veri che scelgono di farsi “baroni”, anziché medici.
Uno di noi, impegnato a studiare fino all’ultimo giorno. Perché nessuna liberazione può arrivare se non sai dove e come cercarla.
Uno che continuerà a lottare con noi.

sabato 15 dicembre 2018

La stagione dei movimenti



10-21 dicembre 2018
lun-ven 9h00-17h30
In occasione del 50° anniversario del Sessantotto e delle celebrazioni per il 40° della scomparsa del suo fondatore, la Fondazione Lelio e Lisli Basso ha voluto proporre al pubblico un importante frammento del patrimonio iconografico conservato nel suo Archivio storico.
Ventitre manifesti murali, selezionati tra i circa duecento appartenenti al fondo “Raccolte della Fondazione Basso”, che presentano uno spaccato significativo della stagione dei movimenti inaugurata con il “biennio rosso” 1968-1969 e proseguita negli anni Settanta.
Tracce di una memoria visiva attraverso cui si può riconoscere la genealogia dei nostri tempi, pubblici e privati: un microcosmo di luoghi, temi, eventi e personaggi della storia dell’Italia repubblicana. Emergono così i luoghi del conflitto politico e sociale: la scuola, l’università, la fabbrica, la caserma, i quartieri; le principali tematizzazioni: il diritto alla salute e alla qualità della vita, il diritto alla casa, la repressione, l’antifascismo, il femminismo, l’internazionalismo. Compaiono anche alcune delle figure che hanno segnato la storia e la memoria di quella stagione: Giulio Andreotti, Mariano Rumor, Giorgio Almirante, Giangiacomo Feltrinelli, Pietro Valpreda e, a livello internazionale, Nixon, Ho Chi Minh, Mao Tse-tung.  Affiorano alcuni degli eventi e dei fenomeni chiave: dalla strategia della tensione al referendum sul divorzio, dalla guerra nel Vietnam al colpo di Stato in Cile.
È uno sguardo certamente selettivo, filtrato in primo luogo dalla rappresentazione iconografica e politica di una delle organizzazioni attiva in quegli anni e più presente nel fondo archivistico: l’Organizzazione comunista Avanguardia operaia (AO). Sorta tra l’estate e l’autunno del 1968 per iniziativa di studenti e militanti milanesi, AO si propose come l’ala operaista del movimento con l’intento di unire le lotte degli studenti e dei lavoratori per “rilanciare la politica di classe”. Per lo più concentrata nelle città industriali del Nord, fu la principale animatrice del sindacalismo diretto dei Comitati unitari di base, ma fu presente anche nelle lotte sociali delle periferie urbane. Tra il 1969 e il 1971 il gruppo superò i confini regionali e si impose come organizzazione a livello nazionale. Nelle elezioni amministrative del 1975 aderì alla lista elettorale di Democrazia Proletaria per poi confluirvi in maggioranza quando questa si trasformò in partito nel 1978.
La prevalente presenza dei manifesti di AO non esaurisce però l’orizzonte dello sguardo che si estende ad altre forme associative, partiti e organizzazioni partecipi della stagione dei movimenti: alcuni legati alla stessa AO, come i citati Comitati unitari di base, i Collettivi comunisti territoriali o la milanese Casa dello studente e del lavoratore; altri contraddistinti da una adesione unitaria più estesa, come l’alleanza elettorale di Democrazia Proletaria, i coordinamenti degli studenti, il Comitato sulla “strage di Stato”; altri ancora di diversa appartenenza e orientamento, come il PSIUP, il PSI, il Circolo La Comune di Milano, il Comitato Vietnam.
Dai manifesti si ricava la memoria iconografica di quella stagione: i richiami al Sessantotto francese, alla tradizione e ai simboli della lunga storia del movimento operaio, ma anche inedite evocazioni di una grafica di costume. Particolarmente rilevante è la ricorrente presenza della matita di Alfredo Chiappori, uno dei maggiori interpreti della contestazione politica e sociale del Sessantotto e degli anni Settanta, e in un manifesto compare anche l’illustrazione di un altro e più noto disegnatore italiano, Guido Crepax.
La stagione dei movimenti corrispose agli ultimi anni della biografia politica e intellettuale di Lelio Basso, quando il leader socialista intese costruire le basi fondamentali della sua eredità con la costituzione prima dell’Istituto per lo studio della società contemporanea (1969), poi della Fondazione Lelio e Lisli Basso (1973) e infine della Fondazione Internazionale Lelio Basso (1976): tre organismi progressivamente fusi nell’attuale Fondazione Lelio e Lisli Basso. Furono anche gli anni in cui Lelio Basso sviluppò al massimo grado la sua vocazione internazionalista a difesa dei diritti umani e sociali nel mondo con l’azione del Tribunale Russell II e la proclamazione ad Algeri della Dichiarazione del diritto dei popoli (4 luglio 1976).
Il Progetto è sostenuto dalla Regione Lazio

domenica 2 dicembre 2012

Quando c'era il cineforum

Il cinema nei giornali della sinistra extraparlamentare 1968-1976

 "Per la generazione del ’68 il cinema è stato uno straordinario strumento di socializzazione. Ecco perché è molto presente sui giornali che la sinistra extraparlamentare ha prodotto fino al 1976, anno in cui la spinta del ’68 finisce, la partecipazione di massa scompare e tutto cambia. Sono i giornali (da «Lotta continua» a «Vedo rosso», da «Servire il popolo» alla «Vecchia talpa», dal «Quotidiano dei lavoratori» al «manifesto») che hanno formato una nuova generazione di giornalisti e un modo nuovo di intendere il giornalismo. In quelle testate il cinema fa spesso capolino, con stroncature spettacolari oppure con titoli a effetto. Gli articoli non sono mai firmati, ma la memoria orale indica nomi di un certo peso: Umberto Eco, Adriano Sofri, Pio Baldelli, Peppino Ortoleva, Vincenzo Vita, Valentino Parlato; Taviani, Bellocchio, Petri, Montaldo, Kubrick, gli autori più recensiti..."

 Steve Della Casa, Paolo Manera (a cura di)
Sbatti Bellocchio in sesta pagina
 Il cinema nei giornali della sinistra extraparlamentare 1968-1976 2012, pp. XII-228, €18 ,00

mercoledì 9 maggio 2012

Sergio Ramelli


Sergio Ramelli era un militante del Fronte della Gioventù (organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano), deceduto a 18 anni, nel 1975, dopo un violento pestaggio ad opera di alcuni militanti della sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia. 
All'epoca si poteva morire per strada anche così.

mercoledì 25 aprile 2012

25 aprile 1975





















Il giornale ciclostilato degli studenti del liceo B. Croce che facevano riferimento al CUB, organizzazione degli studenti vicini la movimento extraparlamentare di sinistra Avanguardia Operaia.

martedì 27 ottobre 2009

Un compagno di Avanguardia Operaia

"... Da anni Bersani è ospite fisso di Cl, che sia in maggioranza o all’opposizione, ministro o peone, un po’ come Andreotti.
Indimenticabile l’edizione del 2003, quando a Bersani toccò addirittura di aprire l’evento insieme a uno dei big del movimento, don Massimo Camisasca. Raccontò che negli anni Settanta, mentre i suoi compagni di Avanguardia Operaia studiavano Marx, lui preferiva dedicarsi a san Gregorio Magno..." (dal blog di Marco Damilano)
E' proprio così, Pierluigi Bersani negli anni Settanta prima di approdare nel PCI era stato un militante di Avanguardia Operaia, di cui aveva fondato la sezione bolognese. E' passato così tanto tempo che molti oggi non sanno neppure di cosa parliamo, fortuna che esiste wikipedia!

sabato 17 gennaio 2009

Danzica, Sopot, Gdynia

Non molto tempo fa ho letto che la sinistra italiana, negli anni '70, non si era mobilitata per sostenere i popoli dell'Est europeo in rivolta contro i regimi comunisti. Questo volantino attesta che alcuni movimenti della sinistra extraparlamentare non solo simpatizzavano con le rivolte operaie dei paesi del "Socialismo reale", ma organizzavano anche iniziative di sostegno in Italia. Ma che cos'è un Teach-in?

domenica 24 giugno 2007

Il Cub del Croce

No ai decreti delegati

A meta degli anni Settanta gli studenti medi di tutta Italia si mobilitano contro l’introduzione dei “decreti delegati”. Nel 1973 è stata approvata una legge delega di riforma dell'organizzazione del sistema scolastico e il 31 maggio 1974 – ministro della pubblica istruzione Franco Maria Malfatti (Dc) – sono emanati cinque decreti delegati di attuazione che, oltre a riformare molti aspetti dello stato giuridico del personale scolastico, introducono per la prima volta nel sistema di istruzione nazionale gli organi collegiali. Scioperi, occupazioni e autogestioni sono promossi dalle organizzazioni studentesche (Cpu, Cub, Cps) della sinistra extraparlamentare, il Manifesto, Avanguardia Operaia e Lotta Continua, perché “il principio della delega porta alla delegittimazione dell’assemblea”.

La foto del Cub del liceo Croce potrebbe essere stata scattata il 23 gennaio del 1974, ma un’altra grande manifestazione c’è stata il 30 novembre dello stesso anno (“a Roma eravamo in piazza in 70.000!”). Dopo tanto tempo non è facile mettere ordine con precisione ai ricordi.