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sabato 7 marzo 2015

mercoledì 4 marzo 2009

Nostalgici degli anni '70&'80

Sul sito Flickr ci sono nostalgici degli anni'70 che ci seguono con affetto. Un grazie a Mareadjrock (amministratore di un gruppo) e alle belle foto che mettono a disposizione di tutti.

sabato 28 giugno 2008

Da Woodstock …

A Caracalla
C’è un gusto di antico nelle immagini del concerto inglese di Glastonbury. Questo festival è nato nel 1970, all'indomani della morte di Jimmy Hendrix, per iniziativa di Michael Eavis, che oggi ha 72 anni. Come ho già scritto in qualche post precedente, all’epoca, andavo a Campo dei Fiori al cinema Farnese a vedermi e rivedermi, seduto in terra, il film su Woodstock, e la musica dal vivo l’ascoltavo in occasioni di concerti come quello di Caracalla Pop, a Villa Pamphili.

giovedì 21 febbraio 2008

8 marzo: femministe contro l'aborto clandestino


Il movimento femminista manifesta a Roma, in piazza Campo dei Fiori. E' l'8 marzo e cantano per protesta contro l'aborto clandestino una canzone che dice:

"Noi siamo stufe di abortire
ogni volta col rischio di morire
il nostro corpo ci appartiene
per tutto questo lottiamo insieme..."

(il Deposito - canti di protesta politica e sociale)

domenica 27 gennaio 2008

Intervista immaginaria (2)

Andavamo ai concerti

Intervista immaginaria ad uno studente del Liceo Scientifico Croce di Roma che ha partecipato alla prima settimana di autogestione nell’anno 1974 (seconda parte).

... E la musica?

Quella fu anche la stagione dei grandi concerti pop. A Roma si tenne nel 1972 a Villa Pamphili una rassegna di tre giorni intitolata “Caracalla Pop” dal luogo della sua prima edizione del 1970. Complessi - si chiamavano così - come il Banco del Mutuo Soccorso, gli Osanna e i Raccomandata con Ricevuta di Ritorno erano sul palco insieme a gruppi internazionali come i Van Der Graaf Generator.

E la “sua” musica, quale fu il primo concerto live al quale ha assistito ?

In quegli anni scoprivo la West Coast, Crosby, Still, Nash & Young ed i Jefferson Airplane. Il primo concerto dal vivo furono gli Emerson Lake and Palmer allo stadio Flaminio nell’estate del 1972.

E gli italiani ?

Sono cresciuto con Edoardo Bennato e il disco I Buoni e i Cattivi esce proprio nel 1974. Quello è stato il mio primo disco.

Come vivevate la città? Quali erano i vostri luoghi di appuntamento ?

La città la sentivamo nostra. Come sentivamo nostra la scuola. Via Palestro, la sede del Croce, la lampada Osram, piazza Campo de' Fiori, il Cavallo di Villa Borghese, il Gradone di piazza Farnese, San Lorenzo, erano i nostri posti, ed erano parte di noi. Forse il luogo più lunare ed estraneo era l’Eur con le sue geometrie metafisiche. Era senza dubbio “altro” rispetto al nostro.

Un ultima domanda. Anche lei come molti è uscito dagli anni settanta in pieno “ riflusso” ?

Preferisco risponderle così: c’è chi dagli anni Settanta è uscito vedendo la Febbre del sabato sera e chi con i Blues Brothers. Non ho mai compreso esattamente il termine riflusso, ma io mi sentivo più vicino a Jake & Elwood.

martedì 22 gennaio 2008

Intervista immaginaria (1)

Andavamo al cinema
Intervista immaginaria ad uno studente del Liceo Scientifico Croce di Roma che ha partecipato alla prima settimana di autogestione nell’anno 1974.

Buongiorno. Lei nel 1974 era uno studente liceale romano. Quanti anni aveva allora?

Sedici, frequentavo il terzo anno del liceo scientifico Benedetto Croce, in via Palestro a Roma.

Si ricorda dell’autogestione ? Come è nata ?

E’ nata un po’ per caso ed un po’ per necessità. C’era molta voglia di fare allora. E molta voglia di cambiamento. Ma questa voglia era vissuta in prima persona. L’idea di fondo era quella di fare scuola in modo diverso. Si parlava di saperi alternativi. Si voleva in un certo senso studiare diversamente e, paradossalmente, di più.

Che altro faceva oltre ad andare a scuola ?

Cinema, concerti, ci si riuniva e si discuteva di diritti civili, di libertà, di mondi lontani e di viaggi immaginari.

Che genere di film preferiva all’epoca ?

In quegli anni a Roma si frequentavano molto I cinema “d’essai”, come il Farnese, a Campo dei Fiori o il Rialto. C’era una programmazione mensile di film scelti. D’autore. Si andava al cinema per delle ore, ci rivedevamo i film più volte e spesso le sale erano talmente stracolme che ci si sedeva per terra fin sotto lo schermo.

Le chiedo scusa, ma non ha risposto alla mia domanda. Che genere di film vedeva ?

Fragole e sangue credo di averlo visto una decina volte, seguivano Easy Rider, Woodstook ed Un uomo da marciapiede. C’era anche spazio per film più leggeri come Hollywood Party e Per favore non mordermi sul collo. Ma mi creda, si andava al cinema per stare insieme, per discutere. I film erano un elemento aggregante e di coaugulo (segue).

martedì 27 novembre 2007

Ci vediamo alla Lampada Osram

Farnese o Nuovo Olimpia?

I cinema che frequentavo principalmente negli anni Settanta erano il Farnese, a Campo dei Fiori, il Rialto a Via Quattro Novembre, e il Nuovo Olimpia in Via Lucina. Ci si beccava, con quelli del Croce, a Termini, alla "lampada osram" (un enorme lampione davanti all’ingresso principale della Stazione), a Villa Borghese sotto il “Cavallo”, oppure a Piazza Venezia sotto “il balcone”. A quei tempi entravi al cinema al primo spettacolo e ci passavi tutto il pomeriggio. Ti sparavi film come Fragole e Sangue o Woodstock anche due volte di seguito, magari seduto per terra perché non c’erano più posti. Persino un film diventava un evento da vivere tutti insieme.

sabato 7 aprile 2007

Vestivamo beat


Capelloni in jeans


Non ricordo il momento esatto ma ad un certo punto abbiamo iniziato a vestirci in modo differente dai nostri genitori. I capelli hanno cominciato ad allungarsi, piano piano, fino a lambire il colletto della camicia, coprendo la nuca, fino a poco tempo prima tosata a colpi di macchinetta da barbieri che sembravano aver fatto pratica nelle caserme militari. Qualcuno aveva chiesto il permesso di lasciarsi crescere le basette per il concerto romano dei Beatles, al Teatro Adriano a Piazza Cavour, nel lontano 1965, e poi non le aveva più tagliate. I pantaloni si allargavano a zampa di elefante e si abbassavano alla vita, si portavano con cinghie di cuoio lavorato, ma la rivoluzione arrivò con i primi blue-jeans. Per mio padre quelli erano i pantaloni dei vaccari, una sorta di divisa, che ti distingueva dagli altri. Li portavano i beat, gli hippy, i ribelli, non avresti trovato un vecchio di trenta anni con i jeans neppure a pagarlo. Comprarli non era facile, a Roma andavi a cercarli a Campo dei Fiori, a Via dei Chiavari, oppure in un negozietto tra la Stazione Termini e Porta Pia, ci entravi scendendo da una porticina per una scala stretta e ripida. All’inizio si indossavano blue scuro, così come li compravi, poi abbiamo iniziato a scolorirli. Li buttavi nella vasca con l’acqua calda e li strofinavi con la pietra pomice, fino a stingerli, per dargli un aspetto vissuto. Dalla zampa di elefante si è passati al jeans a cicca, stretti stretti in fondo. C’erano due partiti quello dei Levì’s e quello dei Wrangler. Io ero dei Levi’s che portavo qualche volta con un paio di stivaletti.