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giovedì 12 dicembre 2013

Per non dimenticare

























Una manifestazione di anarchici in piazza del Duomo per la scarcerazione di Pietro Valpreda, accusato della strage di piazza Fontana, il 30 marzo 1970 (Benzi/Rcs/Contrasto).


venerdì 30 marzo 2012

L'opinione di Stajano

 Romanzo di una strage
"Furono anni torbidi, furono anche anni fervidi. La strage di piazza Fontana, per Milano e per l'intero Paese, fu una ferita profonda. Ma la città seppe resistere rivelando il meglio di se stessa. Basta guardare ancora una volta le immagini dei funerali delle vittime, in piazza del Duomo, tre giorni dopo la bomba nel salone della Banca nazionale dell' agricoltura che aveva lo scopo di distruggere le fondamenta della Repubblica e della Costituzione. La piazza, quella mattina, era color del piombo fuso, la copriva una cappa di nebbia, rotta soltanto dalla fioca luce dei lampioni che rischiaravano un poco la marea di donne e di uomini sgomenti di dolore. Dalle fabbriche di Sesto San Giovanni arrivarono a migliaia le tute bianche della Pirelli, le tute blu della Breda, della Magneti Marelli, della Falck che fecero da servizio d' ordine. La borghesia consapevole e la classe operaia formarono allora, con la serietà dei momenti gravi, un corpo unico nella città affratellata. Il possibile golpe, si può dire, fallì quel giorno..."
Corrado Stajano, Dalle due bombe a Lotta Continua, Corriere della Sera, 28 marzo 2012 

domenica 11 marzo 2012

Sotto un traliccio dell'alta tensione


Giangiacomo Feltrinelli
Il 14 marzo 1972 a Segrate, in provincia di Milano, sotto un traliccio dell' alta tensione, veniva ritrovato il corpo di Giangiacomo Feltrinelli. Per la magistratura, fu un incidente capitato all'editore durante la preparazione di un attentato.
Wikipedia lo ricorda così:  "fondatore della casa editrice Feltrinelli e, nel 1970, dei GAP (Gruppi d'Azione Partigiana), una delle prime organizzazioni armate di sinistra della stagione degli Anni di piombo".

venerdì 11 dicembre 2009

Festa per i 40 anni di Lotta Continua

Festa - rimpatriata

Sabato 12 dicembre 2009 – Roma Garbatella
Dalle ore 16 a notte – CENTRO SOCIALE LA STRADA. Via Passino 24
Dalle ore 16 a notte – LA VILLETTA. Via Passino 26

Non vado però, visto il tema trattato, non potevo non segnalare questa iniziativa. Tra l'altro la pagina dell'evento su Facebook è piena di foto e documenti molto interessanti, come questo numero di Lotta Continua.

mercoledì 4 novembre 2009

Come abbiamo perso l'innocenza

"Io l’ho detto da tempo. In particolare, proprio in un’intervista al Corriere del 2 aprile 2004. «Così abbiamo perduto l’innocenza. Ma oggi mi interrogo sulla sensatezza di questa formula... Si tratta dell’idea: chi è innocente scagli la prima pietra. È l’espediente che Gesù usa per non fare lapidare l’adultera.
Questo stratagemma evoca un problema morale straordinario: è proprio vero che chi è innocente può scagliare la prima pietra? Noi oggi ci comportiamo così nei confronti del racconto di piazza Fontana. Innocenti come eravamo, toccava a noi per diritto, diritto che è divenuto poi la nostra dannazione, tirare la prima pietra. Poi quando l’hai scagliata non sei più innocente. E non a caso poi ne tiri un’altra e un’altra ancora. Fino a divenire un lanciatore di pietre. Quasi un lapidatore: persino a noi successe.
La campagna contro Calabresi diventò una specie di lapidazione... "
(Adriano Sofri risponde sul Corriere della Sera di oggi, 4 novembre 2009, alle argomentazioni di Andrea Casalegno)

martedì 3 novembre 2009

La perdita dell'innocenza

"E’ una storia, quella cominciata qua­rant’anni fa, che sento raccontare a volte in modo compiaciuto, a volte in modo falso. E’ falso che piazza Fontana abbia rappresenta­to la “perdita dell’innocenza” per una gene­razione di militanti di sinistra. E’ falso che Marino possa essersi inventato di aver con­dotto l’auto dell’assassino di Luigi Calabre­si. Ma questo gli ex di Lotta continua lo san­no tutti".
Andrea Casalegno ricostruisce la tragedia che ha colpito la sua famiglia, in un libro che racconta dell'assassinio del padre per mano delle Brigate Rosse (Corriere della Sera, 3 novembre 2009, intervista a cura di Aldo Cazzullo).
"Ma non fu giusto – sostiene Casalegno – definire piazza Fon­tana come 'la perdita dell’innocenza' per i rivoluzionari di sini­stra. E’ un’espressio­ne di cui si palleggiano la paternità due per­sone tra loro diverse come Luigi Manconi e Adriano Sofri; ma, pur essendo teste pensan­ti e brillanti, hanno tutti e due torto. Qualsia­si persona sensata sa, anche senza aver letto Machiavelli e Sartre, che chi fa politica non è mai innocente; dire il contrario è ridicolo. Oltretutto sappiamo per bocca di un fonda­tore, Alberto Franceschini, che i futuri briga­tisti già si preparavano alla lotta armata. At­tribuire la responsabilità del terrorismo ros­so alla bomba di piazza Fontana è una scioc­chezza. Le responsabilità sono sempre per­sonali, e vanno sempre separate le une dalle altre. Anche se la strategia della tensione eb­be certo un ruolo nel precipitare il paese ne­gli anni di piombo".
Eppure io penso che per molti altri giovani, all'epoca appena adolescenti, piazza Fontana, in qualche modo, abbia rappresentato proprio quella "perdita dell'innocenza" di cui parla criticamente Andrea Casalegno. Scoprire uno Stato di cui non puoi fidarti, uno Stato nemico, fu uno choc potente che toccò un'intera generazione. Quello di sentirsi traditi dalle proprie istituzioni, dagli uomini e donne che devono rappresentarle è un pericolo sempre attuale, dal quale però ci si può difendere solo con gli strumenti della democrazia.

sabato 6 giugno 2009

Gli anni della peggio gioventù

La tragedia di una generazione

Un altro libro sugli anni '70, con al centro ancora l'assassinio del commissario Calabresi: Gli anni della peggio gioventù. L’omicidio Calabresi e la tragedia di una generazione, Mondadori, € 18. A scrivere questa volta è Giampiero Mughini, secondo il quale «Sofri sapeva dell’azione contro Calabresi, ma non ne era stato il responsabile, non era stato quello che l’aveva decisa e ordinata». Eppure si addossa tutta intera la storia della sua organizzazione, al punto da definire «non malvagi» e anzi «mossi dallo sdegno e dalla commozione per le vittime» gli autori dell’omicidio Calabresi. Conclude Mughini che «se uno spende parole talmente impegnative nei confronti di chi uccise Calabresi, vuol dire che li conosce per nome e cognome e curriculum». Parole forti, pesanti, oltretutto se a scriverle è uno che quel mondo l'ha conosciuto bene, essendo stato per un periodo anche direttore di Lotta Continua. Se non ricordo male però senza condividere la “fattura” del giornale, si limitò a prestare la sua firma, come hanno fatto all'epoca molti giornalisti professionisti, per consentire al giornale di uscire in edicola. Questa ricostruzione con Sofri che sapeva e si addossa di fatto la responsabilità mi intriga, le parole usate per descrivere gli assassini di Calabresi, “non malvagi” e “mossi dallo sdegno”, lasciano aperta questa soluzione: Sofri probabilmente non è il responsabile dell'omicidio ma conosce la verità.

domenica 24 maggio 2009

Rostagno come Impastato

Una storia italiana

Dopo solo 21 anni, un killer di sessantanni e un capomafia di settanta sono stati raggiunti in carcere da un'ordinanza di custodia per l'omicidio di Mauro Rostagno . La svolta nelle indagini è arrivata confrontando le armi usate per uccidere Rostagno con quelle di altri cinque delitti firmati da Cosa nostra. Mauro Rostagno è stato ucciso dalla mafia, non dai suoi compagni di Lotta Continua per nascondere chissà quale verità sul delitto Calabresi o dagli amici della comunità che aveva fondato per il recupero dei tossicodipendenti. Ora attendiamo con altrettanta fiducia e rapidità il processo.

domenica 10 maggio 2009

Rispetto e omaggio a Pinelli

"Rispetto ed omaggio dunque per la figura di un innocente, Giuseppe Pinelli, che fu vittima due volte, prima di pesantissimi infondati sospetti e poi di un’improvvisa, assurda fine. Qui non si riapre o si rimette in questione un processo, la cui conclusione porta il nome di un magistrato di indiscutibile scrupolo e indipendenza: qui si compie un gesto politico e istituzionale, si rompe il silenzio su una ferita, non separabile da quella dei 17 che persero la vita a Piazza Fontana, e su un nome, su un uomo, di cui va riaffermata e onorata la linearità, sottraendolo alla rimozione e all’oblio. Grazie signora Pinelli..."

(Dall'intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Giorno della Memoria, dedicato alle vittime del terrorismo. 9 maggio 2009)

sabato 9 maggio 2009

Stretta di mano al Quirinale

Tra le vedove Pinelli e Calabresi
Licia Rognini
, moglie dell'anarchico, Giuseppe Pinelli, ingiustamente sospettato della strage di Piazza Fontana e che morì "volando" dalla finestra della questura di Milano nel 1969, e Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi, ucciso in un agguato nel 1972 dopo che una campagna di stampa lo rappresentò ingiustamente come responsabile della morte di Pinelli, si sono incontrate oggi per la prima volta al Quirinale, nel giorno della memoria per ricordare le vittime del terrorismo. La stretta di mano tra queste due donne eccezionali, coraggiose, dotate di una dignità rara per i tempi di oggi, mi ha commosso. Il Presidente della Repubblica, Napolitano, con grande coraggio e onestà morale ha reso possibile questo incontro. Sono italiani come questi che ti fanno sentire ancora orgoglioso di essere nato in questo Paese.

sabato 31 gennaio 2009

La notte che Pinelli

Le recensioni apparse sui giornali mi avevano lasciato sospettare un ravvedimento di Adriano Sofri. Dopo avere letto il libro posso dire che non è così, o almeno non in termini tali da lasciar pensare ad una sua ammissione di colpevolezza nell'assassinio del commissario Luigi Calabresi. “Di nessun atto terroristico degli anni '70 – scrive Sofri - mi sento corresponsabile. Dell'omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse, Calabresi sarai suicidato”. Corresponsabile per aver detto o scritto... nient'altro di nuovo quindi. Sulla vicenda dell'anarchico Pinelli, entrato vivo in una stanza di polizia e uscito morto, non rivela, allo stesso modo, cose nuove. Ma la ricostruzione meticolosa e appassionata di quel fatto, attraverso gli atti processuali, il clima di quella stagione, la ricostruzione del “contesto”, come si diceva un tempo, lasciano il segno, rievocano emozioni forti, sicuramente in chi come me ha vissuto quel periodo. Chissà invece che effetto farà nei lettori più giovani? A loro è dedicato questo libro, scritto come se rispondesse ad una ventenne, immaginaria, di oggi.