martedì 10 aprile 2007

Guida alle fonti per la storia dei movimenti

Archivio dei movimenti

Sul sito della Fondazione Lelio e Lisli Basso la Guida alle fonti per la storia dei movimenti in Italia (1966-1978), frutto di un censimento promosso dalla Fondazione stessa e dalla Direzione generale per gli archivi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibac), e pubblicato dalla stessa Direzione generale nel 2003. Le informazioni della Guida sono state riprese, trasformate in linguaggio web e aggiornate. “La banca dati è stata strutturata in modo da essere facilmente aggiornabile. Le informazioni sui nuovi fondi e su nuovi istituti conservatori saranno periodicamente inserite in modo da offrire agli studiosi un panorama il più possibile aggiornato delle fonti documentarie utilizzabili per lo studio della stagione dei movimenti”. E’ una guida alle fonti ovviamente, non aspettatevi foto, film o documenti sonori, almeno per il momento.

sabato 7 aprile 2007

Vestivamo beat


Capelloni in jeans


Non ricordo il momento esatto ma ad un certo punto abbiamo iniziato a vestirci in modo differente dai nostri genitori. I capelli hanno cominciato ad allungarsi, piano piano, fino a lambire il colletto della camicia, coprendo la nuca, fino a poco tempo prima tosata a colpi di macchinetta da barbieri che sembravano aver fatto pratica nelle caserme militari. Qualcuno aveva chiesto il permesso di lasciarsi crescere le basette per il concerto romano dei Beatles, al Teatro Adriano a Piazza Cavour, nel lontano 1965, e poi non le aveva più tagliate. I pantaloni si allargavano a zampa di elefante e si abbassavano alla vita, si portavano con cinghie di cuoio lavorato, ma la rivoluzione arrivò con i primi blue-jeans. Per mio padre quelli erano i pantaloni dei vaccari, una sorta di divisa, che ti distingueva dagli altri. Li portavano i beat, gli hippy, i ribelli, non avresti trovato un vecchio di trenta anni con i jeans neppure a pagarlo. Comprarli non era facile, a Roma andavi a cercarli a Campo dei Fiori, a Via dei Chiavari, oppure in un negozietto tra la Stazione Termini e Porta Pia, ci entravi scendendo da una porticina per una scala stretta e ripida. All’inizio si indossavano blue scuro, così come li compravi, poi abbiamo iniziato a scolorirli. Li buttavi nella vasca con l’acqua calda e li strofinavi con la pietra pomice, fino a stingerli, per dargli un aspetto vissuto. Dalla zampa di elefante si è passati al jeans a cicca, stretti stretti in fondo. C’erano due partiti quello dei Levì’s e quello dei Wrangler. Io ero dei Levi’s che portavo qualche volta con un paio di stivaletti.

lunedì 2 aprile 2007

Magia Rossa

Zombi di tutto il mondo unitevi!

Non è una malattia, ma gira e ti rigira, gli anni ’70, mi tornano tra le mani anche quando penso ad altro. Mi è capitato leggendo un sorprendente romanzo di Gianfranco Manfredi, Magia Rossa, che mette insieme zombi e lotta di classe. Forse ho soltanto peccato di ingenuità, visto pure che mi ricordavo benissimo cosa cantava Manfredi in quegli anni.
Nella postfazione al suo libro, Manfredi scrive: "Non ho mai avuto la presunzione di voler scrivere un romanzo che sintetizzasse e "chiudesse" gli anni Settanta e profetizzasse il rogo generazionale (parlo della mia generazione, ovviamente) degli Ottanta. Se fossi partito da una premessa del genere, non sarei probabilmente arrivato da nessuna parte. D'altro canto, è ovvio che, alla fine, queste cose ci sono, perché se qualcuno le ha notate, vuol dire che ci sono."

lunedì 26 marzo 2007

«’70. Gli anni in cui il futuro incominciò»

In edicola i n. 5 e 6/1974 e 1975

Sono usciti in edicola altri due numeri dell'allegato al quotidiano di Rifondazione Comunista, Liberazione, dedicato agli anni Settanta. C'è un sempre un sacco di cose da leggere, più o meno interessanti. Alcuni pezzi sono dei "polpettoni" poco digeribili, scritti in stile anni '70. Sinceramente credo le cose più godibili sono le fotografie, tutte rigorosamente in bianco e nero, che restituiscono l'atmosfera di quel periodo: le gonne a fiori, i pantaloni scampanati, le periferie con i palazzoni, la polizia con le vecchie divise. L'Italia, in bianco e nero, di quel periodo. Gran parte delle foto, quasi tutte forse, sono di Tano D'Amico.

domenica 11 marzo 2007

«’70. Gli anni in cui il futuro incominciò»

In edicola il n.4/1973

Nell'aprile del 1973, con la firma del contratto di lavoro dei Metalmeccanici, sono riconosciute ai lavoratori 150 ore lavorative retribuite, ogni tre anni, ad uso “scolastico e culturale”, purché essi ne mettessero altre 150 del proprio tempo libero. Paola Melchiori, nel supplemento n. 4, del quotidiano di Rifondazione Comunista, Liberazione, dedicato agli anni Settanta- ci racconta come “in due anni 100.000 lavoratori metalmeccanici tornarono a scuola, seguiti ben presto da altre categorie di lavoratori, poi da disoccupati e casalinghe”. Tra gli altri articoli, un pezzo di Paolo Hutter, che, poco più che ventenne, si trova in Cile all’epoca del golpe di Pinochet, e rinchiuso per tre settimane nello Stadio Nazionale.